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E’ morto Pietro Ingrao, uno dei padri della Repubblica

Considerato uno dei padri della repubblica italiana aveva compiuto cent’anni a marzo. Presidente della Camera, dirigente del Partito Comunista Italiano, direttore dell’Unità è stato uno degli uomini chiave della sinistra italiana nel secolo scorso
E’ morto a Roma Pietro Ingrao,considerato uno dei padri della Repubblica italiana, storico dirigente del Pci e presidente della Camera. Nello scorso marzo aveva compiuto 100 anni. Era nato a Lenola, in provincia di Latina, il 30 marzo 1915. A lungo direttore dell’Unità, dal 1976 al 1979 era stato presidente della Camera, nel periodo difficile degli anni di piombo e del rapimento Moro. E’ stato uno degli uomini chiave della sinistra italiana nel secolo scorso, sul suo sito Internet si è autodefinito uomo del millennio scorso. Punto di riferimento per anni del dibattito politico, con la sua linea dura di confronto ma temperata dalla saggezza ha consentito di superare momenti e confronti difficili. “Comunista eretico ma senza scisma”, ebbe a definirlo con felice intuizione Fausto Bertinotti, e la definizione gli è rimasta appiccicata addosso. E’ “corresponsabile” assieme a Don Di Liegro della rendenzione-riabilitazione di Salvatore Buzzi, l’uomo della Cooperativa 29 giugno e dell’inchiesta Mafia Capitale. L’allora presidente Scalfaro concesse la grazia, Ma Ingrao, la moglie Lombardo Radice e il fondatore della Caritas accompagnarono passo dopo passo l’operazione.
. Ingrao era da tempo malato e aveva da diversi anni rinunciato ad apparire in pubblico. È morto nella sua casa di Roma, in via Ugo Balzani, nel quartiere vicino piazza Bologna. La sua scomparsa ha suscitato una forte emozione nella sinistra italiana. Il premier Renzi, tra i primi a esprimere il suo cordoglio per la morte dell’anziano leader, ha ricordato il suo ruolo di protagonista nella storia della sinistra italiana: «A tutti noi – ha detto Renzi – mancherà la sua passione, la sua sobrietà, il suo sguardo, la sua inquietudine che ne ha fatto uno dei testimoni più scomodi e lucidi del Novecento, della sinistra, del nostro Paese». Dal Quirinale il presidente della Repubblica ha parlato della passione politica di Ingrao sostenendo che essa «resterà un patrimonio del Paese», mentre «la sua libertà interiore è un esempio per le giovani generazioni». Mattarella ha voluto mettere in risalto il ruolo di Ingrao nelle istituzioni repubblicane, in particolare la sua presidenza della Camera durante gli anni del terrorismo e del rapimento Moro. «Le istituzioni, segnate dai valori della Carta costituzionale – ha detto – hanno rappresentato per lui un limite entro cui svolgere una corretta competizione di idee ma al tempo stesso un orizzonte democratico, che andava invece sempre più allargato ai nuovi soggetti sociali e agli esclusi». Laura Boldrini ha ricordato Ingrao come «un leader politico che ha speso tutta la sua vita per dare forza alla nostra democrazia». Piero Grasso ha citato una frase di Ingrao che bene lo raffigura: «Il dubbio è l’unica cosa che rivendico in pieno della mia vita’». Tra i tanti ricordi spicca quello di Giorgio Napolitano, che di Ingrao fu avversario politico nel Pci: se il «compagno Pietro» rappresentava l’ala sinistra, aperta ai movimenti e alle inquietudini dei giovani, il futuro capo dello Stato capeggiava invece la corrente di destra, comunista ma in viaggio verso la socialdemocrazia. Nonostante, o forse propria a causa di questa rivalità, è nato tra i due un rapporto profondo che Napolitano ha voluto richiamare nei termini di una «amicizia indistruttibile» formatasi nella «comune partecipazione alle prove più belle, e alle più drammatiche, vissute insieme per decenni». Ma le manifestazioni di commozione per la morte del padre della sinistra critica sono state numerosissime. Il ministro della Giustizia Orlando ha twittato un «addio compagno Ingrao», Romano Prodi ne ha ricordato «l’abnegazione e il rigore», Nichi Vendola ha messo in rilevo il suo «amore per la libertà», la Cgil ha salutato «l’amico del movimento dei lavoratori» e anche Magistratura Democratica, la corrente dei magistrati di sinistra, lo ha ringraziato per il suo impegno. Da domani e fino a martedì, la camera ardente, allestita a Montecitorio per l’ultimo saluto al comunista eretico

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