| categoria: Cultura

TEATRO/ Con Thyssen in scena la crisi delle acciaierie

Perdere il lavoro non comporta soltanto problemi economici: vuol dire anche smarrire il senso della realtà e in definitiva perdere se stessi, la propria identità. È un tema forte quello che prende di petto «Thyssen», piece teatrale prodotta dal Teatro stabile dell’Umbria la cui prima è andata in scena ieri sera al Centro Caos all’interno del cartellone di Terni Festival. Si replica fino all’11 ottobre. Carolina Balucani ne è autrice e interprete, per la regia di Marco Plini. Balucani indaga l’aspetto privato ed i risvolti esistenziali di una vicenda pubblica che alcuni mesi fa si impose all’attenzione nazionale come una delle più aspre vertenze del lavoro nell’Italia al tempo della crisi. Al centro della narrazione in una scena desolata (solo una piscina circondata da pareti di luce) c’è il lavoratore della Thyssen, le acciaierie che per Terni sono più di un simbolo, che ha dovuto accettare una liquidazione monetaria per uscire definitivamente dalla fabbrica. Soldi in tasca da spendere in un tempo forzosamente libero che viene vissuto sui bordi della piscina. Apparentemente, una specie di vacanza, ma la realtà è una atmosfera surreale di estraniazione, effetto spietato della perdita d’identità. «Fino a quando? Fino a che non finiscono soldi». Thyssen non è teatro «politico» come lo si intendeva qualche decennio fa, anche se ha un preciso riferimento in una vicenda di grande impatto sociale che nella piece non cessa mai di essere presente. Continuamente riemerge la fuoriuscita dalle acciaierie ternane dei 290 esuberi «volontari» («mi piacevano i gesti ripetitivi della fabbrica… mi piaceva il mio lavoro»), così come il drammatico incidente che costò la vita ai lavoratori della Thyssen di Torino, quelli che bruciarono vivi («non volevano giocare all’incendio»). Thyssen è piuttosto una cruda esplorazione psicologica attraverso gli stati d’animo di chi si trova ad affrontare eventi fino a poco prima imprevedibili ma tali da stravolgere (in peggio) la vita. Tra questi, la perdita del lavoro è tra i più devastanti anche se alla fine aleggia la parola «leggerezza», per «vivere senza rancore». Ma non senza giustizia. Lo spettacolo è uno dei momenti più importanti di Terni Festival che chiude oggi. Da quest’anno gestito dal Teatro stabile dell’Umbria. Invariata la mission della manifestazione: esplorare le sperimentazioni più avanzate e creative della scena teatrale contemporanea.

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