| categoria: politica

BOX/ Gambero contro canguro, “bestiario” politico senza fine

La prossima settimana parlamentare si aprirà con un durissimo combattimento tra un gambero e un canguro. Anzi un supercanguro. Il match sarà diretto dal mostro di Lochness mentre una serie di gufi svolazzeranno sopra palazzo Madama pronti a divorare un agonizzante porcellum. Un giaguaro smacchiato osserva da lontano meditando rivincite. No, non siamo nel regno di Gondor circondati da piccoli Hobbit, di fronte a un grande schermo muniti di cestello di popcorn. La disputa animalesca andrà in scena, con un pizzico di fantasia, già lunedì nell’austera Aula del Senato dove le lunghe sedute per portare in porto la contestata riforma della Camera alta sembrano scatenare la fantasia dei parlamentari. Tralasciando le volgarità viste ieri (se ne occuperà l’ufficio di presidenza lunedì prossimo), deputati e senatori sembrano voler esorcizzare la violenza della contesa attraverso espressioni immaginifiche, con una predilezione per gli animali che sta arricchendo non poco il già sontuoso «bestiario» politico italiano. Fatto questo che sta facendo dannare la stampa estera in Italia alle prese con improbabili traduzioni di marsupiali vari e con la difficoltà di spiegare la ratio di riti, trappole e sberleffi tutti italiani. Quella del bestiario certo non è una novità nel panorama politico. Mentre all’estero ci si limita ad usare gli animali per identificare i partiti (come l’asinello democratico negli Usa), in Italia ormai si abusa delle metafore zoologiche anche per leggi o attività parlamentari, come nel caso del porcellum o del supercanguro. Nella prima repubblica la Dc, che dominava incontrastata il quadro politico, divenne la «balena bianca», gigantesca ma tutto sommato non pericolosa. Falchi e colombe fanno da decenni vivere di rendita i cronisti parlamentari e i delfini non sono mai mancati. Con Berlusconi entra nell’agone un più pericoloso caimano. Poco dopo irrompe anche una trota grazie all’insuperabile battuta di Umberto Bossi sul figlio (il mio delfino? No, una trota). Da gustare anche la Pitonessa, autodefinizione di Daniela Santanché che per distinguersi dal datato binomio falchi-colombe un giorno sibilò: «io sono una pitonessa». Infine, non poteva certo mancare un grillo. Ma per lui ci ha pensato l’anagrafe e non la politica

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