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Scioperi, ogni giorno in Italia quattro manifestazioni. Allarme del Garante

OGNI giorno in Italia ci sono almeno quattro scioperi. Degli insegnanti, degli autoferrotramvieri, di chi pulisce le strade, di chi pilota un aereo o guida un traghetto. Al nord, al centro e, soprattutto, al sud. Una media devastante. Visti con questa lente, i “servizi pubblici essenziali” si mostrano per quello che sono: settori al collasso, con dipendenti esasperati che, una volta su tre, incrociano le braccia perché non vengono pagati, o vengono pagati con mesi di ritardo.

TENSIONI NEL SETTORE SCOLASTICO
“Questi numeri non sono normali”, ripete il Garante degli scioperi Roberto Alesse, mentre scorre le tabelle coi dati relativi ai primi nove mesi dell’anno confrontati con lo stesso periodo del 2014. Scioperi effettuati nel settore del trasporto pubblico locale: più 42 per cento. Scioperi proclamati nelle aziende della raccolta e smaltimento rifiuti: più 19 per cento. Scioperi nella scuola: più 200 per cento.

“Sono cifre di un Paese in profonda crisi, che vive una fase gravemente patologica delle relazioni industriali”. Una malattia che ha causato da gennaio a metà settembre di quest’anno 1.055 scioperi effettivi, contro i 995 del 2014. Sono aumentati del 6 per cento, addirittura del 7,5 se si aggiungono quelli solo proclamati (altri 510). Salta agli occhi la crescita esponenziale del malumore nel settore scolastico. I 16 scioperi dello scorso anno sono diventati 45, “effetto evidente – ragionano i sindacati – della riforma della scuola introdotta del governo Renzi, che non è piaciuta”. Il bubbone, però, rimane il trasporto pubblico. E l’ennesimo caos vissuto ieri dai cittadini di Roma, con la metro a mezzo servizio e le strade intasate, è solo l’ultimo degli esempi.

L’APPELLO AL GOVERNO
Parlando di autobus, metro, trenini urbani si tocca subito il fondo del problema. L’anno scorso 222 proclamazioni di sciopero e 135 astensioni effettive dal lavoro, quest’anno 255 proclamazioni e 193 giornate in cui i dipendenti hanno incrociato le braccia. “Un aumento inaccettabile “, osserva Alesse. “Lancio un appello al governo, perché lavori alla ripresa della concertazione per risolvere una volta per tutte la questione del rinnovo del contratto collettivo del lavoro che è ancora fermo al 2007”. Non è solo faccenda di rinnovi che tardano ad arrivare, però.

Se è vero che la prima causa di insorgenza dei conflitti è di natura politica, subito dopo vengono gli emolumenti, cioè le retribuzioni dovute ai lavoratori e non versate. Al Sud nel settore delle municipalizzate che gestiscono la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, il pagamento non regolare degli stipendi (con ritardi anche di 5-6 mesi, ndr ) è diventato una sorta di piaga, che provoca l’80 per cento degli scioperi e che alza la media di astensioni dovuta agli emulumenti al 33 per cento su scala nazionale.

“La materia del conflitto collettivo di lavoro non può essere risolta solo con il diritto sindacale”, osserva il Garante. “Troppi comuni, soprattutto in Sicilia, prima si consorziano, poi bandiscono le gare di appalto senza l’adeguata copertura finanziaria, col risultato che decine di aziende sono in stato di prefallimento. Nel Sud questo è particolarmente evidente, ma accade anche con le municipalizzate di Roma… con quali criteri manageriali sono state gestite? Perché non si riesce a dar vita a seri piani di ristrutturazione aziendale?”.

LE CONSEGUENZE PER I ROMANI
Il risultato i romani lo vivono sulla loro pelle: 16 scioperi nella capitale da gennaio a settembre, una media di due al mese e tutti nel settore del trasporto pubblico locale. Il rapporto tra la municipalizzata Atac e i sindacati sono logori e la città subisce le conseguenze di uno stallo che dura da troppo tempo. Per questo l’Autorità garante convocherà nei prossimi giorni un tavolo tecnico, cui si siederanno il Comune, Atac e i sindacati. “Andremo fino in fondo per capire di chi è la responsabilità di questo pantano”, annuncia Alesse. “Chi è colpevole di aver aggravato il conflitto, sarà sanzionato”. Sanzioni che non hanno un reale potere di deterrenza: sono multe che vanno dai 2.500 ai 100.000 euro. Un aspetto della normativa che va riformato, e non è l’unico.

LA RIFORMA E LE LINEE GUIDA
Al Senato ci sono tre disegni di legge, uno dei quali porta la firma di Sacconi, di modifica della legge 146. Alesse ha più volte ribadito quali dovrebbero essere le linee guida della riforma. “Aumentare il potere dell’Autorità di intervenire nella fase di conciliazione tra le parti, per prevenire gli scioperi. E prevedere un referendum tra i lavoratori, con una soglia al 50%, per poter proclamare uno sciopero, salvo che non sia indetto dalle sigle maggiormente rappresentative. Altrimenti i cittadini continueranno ad essere ostaggi del servizio pubblico al collasso”.

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