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Spagna alle urne a Natale, rischio alto per Rajoy

Finalmente la Spagna voterà a Natale: dopo settimane di esitazione il premier Mariano Rajoy ha deciso per il 20 dicembre, l’ultimo termine utile per indire le politiche prima dello scadere della legislatura. Rajoy è praticamente sicuro di non potere rinnovare il successo del 2011, quando aveva conquistato la maggioranza assoluta in parlamento sconfiggendo un partito socialista indebolito dalla disastrosa politica economica degli ultimi anni di potere di Josè Luis Zapatero, con il paese sull’orlo del baratro economico. Quattro anni dopo il quadro politico è completamente diverso. Il bipartitismo che ha pilotato il paese dalla fine del franchismo non esiste più. Accanto a popolari e socialisti si sono imposti i due partiti del nuovo, a sinistra Podemos, al centro Ciudadanos. Gli ultimi sondaggi, ma realizzati prima delle cruciali elezioni catalane di domenica, davano il Pp ancora in testa con il 28% circa, 3-5 punti davanti al Psoe, con Podemos e Ciudadanos attorno al 15%. Sembra praticamente impossibile che qualcuno ora possa vincere con una maggioranza assoluta in seggi. E per Rajoy la crisi grave innescata dal presidente secessionista catalano Artur Mas, che ha vinto le elezioni di domenica, fragorosamente perse dai popolari, può avere effetti disastrosi. Il premier spera però, rilevano diversi analisti, di recuperare consensi nella Spagna profonda grazie al duro nazionalismo anti-secessionista che ha sviluppato nella campagna elettorale catalana. Il premier arriva al voto indebolito da tre anni di gestione lacrime e sangue della crisi ereditata da Zapatero. Punta tuttavia sull’ultimo anno di uscita dal tunnel e di ripresa economica per recuperare consensi, e mettendo in guardia gli spagnoli, come il collega portoghese Pedro Passos Coelho, contro il rischio di ripiombare nella spirale della crisi se «la sinistra» torna al potere. Per il premier i nemici sono però ora due: non solo il giovane segretario socialista Pedro Sanchez, ma anche e forse soprattutto l’altrettanto giovane Albert Rivera, leader di Ciudadanos e oggi uomo politico più popolare di Spagna. In Catalogna il ‘mani-pulite’ Rivera è arrivato secondo, con il doppio dei voti dei popolari. Chiunque vincerà il 20 dicembre, dovrà quasi sicuramente allearsi con un altro partito. Il Psoe e Podemos, in perdita di consensi dopo le catalane, hanno già fatto prove di alleanza dopo le comunali e regionali di giugno. Il Psoe è pronto anche a patti con Rivera, che sembra essere oggi il solo interlocutore potenziale per Rajoy dopo il 20 dicembre. A meno di una ‘grande coalizione’ fra socialisti e popolari, di cui però per ora nessuno vuole parlare.

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