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IL PUNTO/ L’Agenas spiega perchè la sanità di Zingaretti non esce dal tunnel

L’AGENAS, Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali diretta da Francesco Bevere non è la bibbia ma i suoi report hanno il pregio di raccontare una sanità dal basso e con i numeri. E i numeri spiegano chiaramente perché il Lazio, nonostante gli ottimismi e i proclami trionfalistici non sia ancora uscita dal tunnel della crisi. La spesa generale a livello nazionale ha ripreso a correre, nel settore si segnalano dei campanelli d’allarme. Ma il Lazio non risulta tra le regioni che hanno speso di più. E nemmeno tra quelle che hanno speso di meno, che hanno saputo risparmiare e innescare un ciclo virtuoso. La prima lettura dell’addetto ai lavori è che questo significa una cosa sola: gli sforzi per ridurre i costi a forza di tagli e tagli ha impedito un peggioramento della situazione, ma non ha nemmeno portato in salvo la barca. E ciò significa che si è lontani da una politica e da una gestione sana ed equilibrata. Senza crescita, senza sviluppo, senza armonia si resta con l’affanno, con l’acqua alla gola. Che è quello che si sta verificando. E c’è un secondo punto, nel report dell’Agenas che toglie ogni dubbio residuo. Il saldo negativo della mobilità passiva nel Lazio ( -201,5 mln), tra i più alti d’Italia, sintomo di malessere, di inadeguatezza. Il Lazio non è regione virtuosa e questo dovrebbe far riflettere i registi, coreografi della cabina di regia. Questo è il risultato di una sanità allo sbando, con liste d’attesa interminabili e una politica fallimentare basata quasi esclusivamente sulla riduzione di reparti e posti letto. Cosi molti cittadini, soprattutto delle province, preferiscono curarsi fuori regione. E questo significa mobilità passiva. Perché se gli utenti laziali varcano i confini, poi le regioni confinanti presentano il conto. La sanità regionale non ha evidentemente capacità attrattive sufficienti, nonostante possa contare su un notevole numero di eccellenze in tutti i settori. E si trovi geograficamente collocata in una posizione strategica. Dati di fatto obiettivi e non si può dire che la Giunta Zingaretti non abbia avuto il tempo necessario per indurre una svolta. E’ ovvio che su tutto questo pesi l’assenza di programmazione e una visione d’insieme che tenga realmente in considerazione le reali necessità del territori. La linea prevalente è stata quella di procedere per tagli progressivi, lineari e concentrici, piuttosto che per investimenti mirati. La riapertura dei cordoni della borsa per tamponare le emergenze sul territorio più marcate ha il sapore della beffa e la preoccupazione che l’avventura del Giubileo riservi amare sorprese è notevole. L’Agenas assembla e mette in fila dei dati, non offre chiavi di letture e non indica via d’uscita. E non è chiaro come il presidente Zingaretti, che svolge anche il ruolo di commissario ad acta per la sanità, possa rimediare alle politiche miopi che in due anni non hanno fatto altro che produrre una fuga dei cittadini verso altre regioni più organizzate del Lazio

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