| categoria: sanità

Nobel per la Medicina alle cure contro malaria e malattie parassitarie

Il Premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina quest’anno è stato assegnato a scienziati le cui scoperte hanno rivoluzionato il trattamento di alcune delle malattie parassitarie più devastanti come la cecità fluviale, la filariosi linfatica e malaria. Il premio è stato attribuito per metà alla coppia William C. Campbell, irlandese oggi alla Drew University a Madison, e Satoshi Ōmura, giapponese della Kitasato University, «per le loro scoperte riguardanti un nuova terapia contro le infezioni causate da parassiti nematodi» e per metà alla cinese Youyou Tu della China Academy of Traditional Chinese Medicine (tredicesima donna a ricevere il Nobel in Medicina), per l’antimalarico artemisinina.
Le malattie causate da parassiti hanno afflitto l’umanità per millenni e ancora oggi costituiscono un grave problema di salute globale. Queste malattie colpiscono centinaia di milioni di persone, in particolare le popolazioni più povere del mondo. L’avermectina, frutto del lavoro di Ōmura e di Campbell, è un potente antiparassitario contro i nematodi che ha permesso di ridurre notevolmente l’incidenza di malattie come la cecità fluviale, un’infiammazione del cornea causata da un nematode filariforme che porta alla perdita della vista, e della filariosi linfatica, malattia anche nota come elefantiasi per il gonfiore che provoca ad arti e genitali maschili, dovuto all’ostruzione dei vasi linfatici da parte dei nematodi. Il trattamento è così efficace che queste malattie sono in via di eradicazione. Quanto alla malaria, che minaccia oggi 3,4 miliardi di persone nel mondo, si stima che l’uso combinato di artemisinina, il farmaco studiato dalla Youyou Tu, permetta una riduzione dei casi di malaria del 20% e del 30% nei bambini, cifre che in Africa significano 100 mila vite salvate ogni anno.
Dal 1901 al 2014 sono stati assegnati 105 Premi Nobel in Medicina, 38 a chi aveva un’unica laurea. La fascia d’età più rappresentata è stata quella tra i 60 e i 64 anni (il 18% dei vincitori), seguita dalle età 45-49 anni e 50-54 anni. Le donne sono state 11: la prima vincitrice fu Gerty Cori nel 1947, la prima nominata ma non vincitrice fu Cécicle Vogt nel 1922. L’Italia ne ha ricevuti sei. Si tratta di Camillo Golgi (1906), uno dei più grandi esperti e ricercatori di istologia, premiato assieme a Santiago Ramón y Cajal; Daniel Bovet (1957), si occupò di chemioterapia e farmaci, contribuendo al miglioramento di diversi medicinali; Salvatore Luria (1969), premiato con Max Delbrück e Alfred Hershey per le sue ricerche sulla moltiplicazione e mutabilità dei virus; Renato Dulbecco (1975) per la sue ricerche su interazioni tra virus tumorali e materiale genetico della cellula; Rita Levi Montalcini (1986) per il fattore di accrescimento della fibra nervosa. Infine, un Nobel italoamericano fu Mario Capecchi premiato nel 2007 insieme a Martin Evans e Oliver Smithies per «le scoperte dei principi che permettono di attuare specifiche modifiche genetiche tramite l’utilizzo di cellule staminali».

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