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Riforme, al Senato voto segreto sull’articolo 10. Lega e Forza Italia: “Via 35 mila emendamenti a una condizione”

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Via libera del Senato all’articolo 7 del ddl Boschi, quello relativo ai titoli di ammissione dei componenti del Senato (166 sì, 56 no e 5 astenuti). Ora l’Aula di Palazzo Madama passa ad esaminare l’art.10 del testo, quello che riguarda il procedimento legislativo. Su questo Grasso ha annunciato che ci saranno due voti segreti (sugli emendamenti 10.903, 10.907) più un altro sul quale il voto segreto è parzialmente ammissibile. Lega e Forza Italia hanno ritirato tutti gli emendamenti all’art.7 in cambio della disponibilità del governo ad affrontare nel merito punti più caldi della riforma come, ad esempio, l’art.10. “I tempi per discutere ci sono”, avverte il capogruppo Paolo Romani.

“Noi ritiriamo 35mila emendamenti” assicura Roberto Calderoli. “Sono disponibile al ritiro di questi 35.000 emendamenti – spiega Calderoli – ad una condizione: che ci sia, da parte del governo, una vera valutazione riferita agli articoli 10 e 31. Indico in particolar modo e con puntualità l’emendamento 10.201 a firma Russo, su cui esprimerei sicuramente un voto favorevole. Ora, il governo, che non gradisce alcune parti di questo emendamento, potrebbe proporre al senatore Russo una riformulazione; in ogni caso saremmo sulla buona strada per trovare una via di uscita”. Per quanto riguarda, poi, l’articolo 21, relativo all’ elezione del Presidente della Repubblica, “purtroppo – aggiunge Calderoli – è stato segnalato dalla richiesta del collega Malan un emendamento a firma Cociancich che potrebbe rappresentare, ancora una volta, la chiusura definitiva della discussione rispetto alle modalità elettive del Presidente della Repubblica”. “C’è chi propone una maggiore partecipazione dei consiglieri piuttosto che dei Presidenti regionali. C’è chi propone un possibile ballottaggio tra i migliori candidati dei primi scrutini. Io non escludo nessuna ipotesi ma mi sembra impossibile che con una sorta di voto di fiducia si chiuda in quel modo anche la questione relativa all’elezione del Presidente della Repubblica”. “Il silenzio con il quale governo e maggioranza reagiscono alla disponibilità manifestata dai presidenti dei gruppi di opposizione – incalza Romani – è un silenzio colpevole”.

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