| categoria: Roma e Lazio

Pressing su Marino, dimissioni. Ma lui non molla

Il sindaco Marino prova a uscire dall’ennesimo affaire che lo vede sempre più solo e accerchiato. Con un gesto a sorpresa annuncia che pagherà di tasca sua tutte le spese sostenute con la carta di credito del Comune di Roma. Spese che hanno creato un vespaio e si sono trascinate anche una serie di smentite su commensali e circostanze. Una exit strategy messa in campo per respingere un attacco intenso e anche per cercare una sponda nel suo partito, il Pd, sempre più in fibrillazione. Ormai l’affaire Marino preoccupa i livelli nazionali, tanto che il deputato Pd Michele Anzaldi, in un’intervista all’Huffington post, rompe gli indugi e spara a zero: «Roma merita questo stillicidio? E tutto questo quanto danneggia i dem nazionali?». Due domande che potrebbero farsi in molti e non solo in Campidoglio. I bene informati dicono che a breve arriverà la linea dai vertici nazionali del Partito. Intanto le opposizioni vanno all’attacco e invocano le dimissioni. «Marino deve lasciare e Roma deve tornare al voto», ha tuonato oggi Beppe Grillo. Ma il sindaco tira dritto: «pago di tasca mia i 20 mila euro spesi nell’interesse di Roma -spiega- e guardo avanti, guardo al Giubileo». Poi la stoccata: «da due anni c’è il tentativo di sovvertire la scelta democratica dei cittadini, io continuerò sulla strada del cambiamento e gli stessi cittadini giudicheranno». Insomma ancora una volta Marino trova il modo di uscire dalla strettoia proprio come avvenne per il ‘Panda gate’, quando pagò di tasca sua le multe prese perché aveva il permesso Ztl scaduto. Così pagherà anche le spese di rappresentanza, per dire «basta alle polemiche». «In questi due anni – fa sapere Marino nella sua apologia – ho speso con la carta di credito messa a mia disposizione dal Comune meno di 20.000 euro per rappresentanza, e li ho spesi nell’interesse della città. È di questo che mi si accusa? Bene, ho deciso di regalarli tutti di tasca mia a Roma e di non avere più una carta di credito del Comune a mio nome». Intanto la Procura, che da ieri ha aperto un fascicolo sulle spese dopo gli esposti di M5S, Fdi e Lista Marchini, acquisirà gli atti sulla carta di credito del sindaco anche per capire perché il plafond fu portato da 10 mila a 50 mila euro. Oggi i Cinque Stelle, in una conferenza che ha visto insieme a Montecitorio gli esponenti nazionali e quelli locali, ha nuovamente attaccato Marino: «Non è più una questione di legittimità – dice il deputato Alessandro Di Battista – ora è diventata una questione morale per questo Marino si deve dimettere». Non è da meno la collega Roberta Lombardi: «Oggi cade il mito dell’onestà di Marino, perché il sindaco ha mentito per iscritto rispetto all’uso che fa delle risorse pubbliche». Ma il sindaco, fanno sapere dal suo entourage, «non ci pensa proprio alle dimissioni», come si evince dall’ennesimo colpo di teatro comunicato in serata durante una giunta politica. Il Pd parla poco e se lo fa sceglie toni più che tiepidi. «Noi preferiamo parlare dei problemi della città – chiosa il capogruppo dem in Campidoglio Fabrizio Panecaldo – abbiamo delle scadenze come il Giubileo e un impegno sul decoro e sui trasporti e come Pd vogliamo occuparci di questo». Sulla scia di Orfini che ieri aveva detto: «noi parliamo di politica no di scontrini». Insomma la parola d’ordine è cautela. Anche perchè si attende il segnale dall’alto. Solo da lì può arrivare il rompete le righe

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