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L’ANALISI/ Dimissioni fuori tempo massimo. E ora per Renzi il problema di trovare un candidato credibile

di Carlo Rebecchi

Roma - Piazza del Campidoglio sede del sindaco

Tanto tuonò che, alla fine, le dimissioni di Ignazio Marino sono arrivate. Anche se fuori tempo massimo e, come motivazione, lo “scontrini-gate”, le note spese dei ristoranti dove Marino ha portato a spese del Comune familiari e amici. Giusto, al di là dell’ammontare delle spese, che Marino paghi per quello. Ma una cosa va detta, e subito: Marino, prima ancora che per aver “rubato” sui conti di ristorante, se ne doveva andare per un altro motivo, perché non ha mantenuto le promesse, fatte in campagna elettorale, di governare Roma. Una “mission” tutt’altro che facile, per la corruzione e gli interessi particolari che non da ieri ma da decenni caratterizzano la politica&affari della Capitale. E ora? Per la Città si apre un periodo di incertezza e di campagna elettorale, in attesa del voto cui si andrà – con al posto del Marziano un commissario – la primavera prossima. Per il partito democratico, che ha sostenuto Marino in Campidoglio, si tratterà di una scadenza importantissima, e anche difficile: la sconfitta di Marino è anche la sconfitta del Pd, e della sinistra, visto che la vicenda Marino ha anche provocato la crisi della sinistra, con il “divorzio” del Pd e di Sel. Già circolano voci che Matteo Renzi sarebbe del parere di scegliere per il futuro un candidato sindaco moderato, qualcuno ha addirittura fatto il nome di Beatrice Lorenzin. Un nome per strappare voti a un centrodestra che sarà probabilmente guidato da Alfio Marchini. Ma la minaccia più seria, al momento, sembra quella dei Cinquestelle di Beppe Grillo. Saranno probabilmente loro la minaccia principale per Pd e centrodestra.

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