| categoria: Roma e Lazio

IL PUNTO/ Marino annuncia l’addio irrevocabile ma è tentato dalla conta

Marino continua a fare il sindaco a tempo pieno. Anche di sabato è in Campidoglio, al lavoro. E mentre si avvicina il D-Day di lunedì, giorno in cui formalizzerà le sue dimissioni, al momento irrevocabili in 20 giorni (come viene spiegato in serata in uno stringato comunicato), continua ad occuparsi della città. E non solo. Accarezzerebbe ancora l’idea di arrivare ad una «verifica politica» che gli chiarirà una volta per tutte se il suo addio dovrà essere irrevocabile oppure no. Questione di ore e la strategia del sindaco uscente sarà più chiara. Al momento riflette sul da farsi. Tuttavia, in caso di addio definitivo, filtra dai bene informati, il «sindaco-marziano» non escluderebbe di ritentare la conquista del Campidoglio con una sua lista civica. Una mossa che- si ragiona in ambienti della maggioranza – sfiancherebbe un Pd a Roma già logorato. Insomma sul colle capitolino resta sempre sullo sfondo una resa dei conti tra il sindaco e il Pd. Una crisi che, come sollecitano Sel e il consigliere comunale e presidente di Radicali italiani Riccardo Magi, dovrebbe essere istituzionalizzata e portata in consiglio comunale, con Marino a fare la conta di chi è con lui e chi no. Uno scontro finale col Pd che lascerebbe feriti sul campo. Al momento i numeri non sembrano giocare a suo favore. Anche se ieri Sel e oggi la sua lista civica, di cui fa parte anche Magi, hanno aperto ad una verifica politica e a un sostegno di fronte a un cambio di passo. L’obiettivo sarebbe stato più vicino se ai dieci consiglieri del Pd che si erano mostrati contrari alle sue dimissioni non fosse arrivato il richiamo dei vertici del partito, con l’arma della mozione di sfiducia sempre innescata. Piovono infatti dichiarazioni da alcuni consiglieri Pd che precisano «di rispettare le indicazioni del partito». E che tra i Dem la pazienza sia al limite lo dice chiaro il capogruppo al Senato Luigi Zanda: «Le dimissioni sono una cosa seria. Non si annunciano, quando si danno le si danno e basta e una volta date non vengono revocate». Ed il commissario del Pd di Roma Matteo Orfini su Facebook è netto: «Una infinita serie di errori hanno infinitamente compromesso l’autorevolezza del sindaco verso la città». Tre le colpe che hanno fatto traboccare il vaso: l’assenza dalla Capitale il 27 agosto, giorno del «verdetto» di Alfano sul destino di Roma sulla cui amministrazione pendeva il rischio commissariamento e nei giorni delle polemiche furiose per i funerali-show di Casamonica; il nuovo viaggio negli Usa con lo strascico di polemiche sull’ invito a Philadelphia e la precisazione del Papa: «non l’ho invitato io, è chiaro?». E infine l’affaire scontrini su cui la magistratura ha aperto un’inchiesta che muoverà i primi passi lunedì. Fatto sta che Marino prende tempo. Ha rimandato la formalizzazione delle dimissioni a lunedì e, forte anche di un consenso crescente sui social con 25.500 firme già raccolte su Change org in una petizione per non farlo dimettere, continua a lavorare. Di primo mattino ha incontrato a casa la presidente di Acea Catia Tomasetti. Poi è andato in Campidoglio dove nel pomeriggio ha incontrato i presidenti dei municipi a cui confermato la volontà di formalizzare le dimissioni lunedì, stabilendo la road map delle priorità da affrontare nei prossimi 20 giorni. «Ogni scenario che avete visto circolare in questi giorni – ha detto il sindaco – è solo veleno ed è privo di fondamento. La nostra priorità è non cancellare, al di là delle vicende politiche, il lavoro impostato in questi due anni, perchè questo fa una classe dirigente responsabile verso i cittadini». Niente partecipazione, invece, alla trasmissione di Fabio Fazio «Che fuori tempo che fa». Il conto alla rovescia, per Marino, dunque è cominciato. Con la formalizzazione delle dimissioni lunedì che, dopo 20 giorni di valutazioni politiche e possibili ripensamenti, saranno definitive solo il primo novembre. E solo a quel punto si aprirà la partita per la successione in vista delle elezioni di primavera. Sul fronte dei possibili candidati dem si sfila Raffaele Cantone. «Io sindaco? Sto facendo il presidente dell’Anac e continuerò a farlo», taglia corto. Anche sul fronte del centrodestra i giochi sono tutt’altro che fatti. Silvio Berlusconi punta su «un sindaco-manager» – un profilo più vicino a quello dell’imprenditore Alfio Marchini, unico candidato al momento già in pista – ma giudica anche una «buona opportunità» la discesa in campo di Giorgia Meloni. Il futuro del colle capitolino, come quello di Marino, è ancora pieno di incognite.

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