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Strage Ankara: forse identificato il kamikaze (Isis). Le vittime sono 128

Migliaia di persone si sono ritrovate stamani nel centro della capitale turca Ankara per commemorare la strage avvenuta vicino alla stazione di Ankara prima di una manifestazione per la pace. Intanto, di ora in ora, si aggrava il bilancio delle vittime: salgono a 128 i morti, in base a quanto riferito dal partito filo-curdo Hdp, Selahattin Demirtas al corteo; i feriti sono 508, secondo il centro di coordinamento del governo e 65 di loro sono in gravi condizioni.

Le prime indagini indicano che potrebbe trattarsi di un’azione dell’Isis. Lo dicono fonti della sicurezza turca: “L’attacco è nello stile di Suruc, tutti i segnali indicano che è una copia di quell’attacco. Quindi puntano all’Isis”. Il 20 luglio a Suruc un kamikaze dell’Isis uccise 33 filo-curdi.

Sarebbe una donna uno dei due kamikaze responsabili della strage di ieri alla stazione di Ankara. Lo rivela il quotidiano Milliyet. In precedenza, un altro media turco aveva sostenuto che l’altro sospetto attentatore suicida era stato identificato come un uomo di età compresa tra 20 e 25 anni.

Intanto emerge un selfie di alcune delle vittime: sul pullman che li stava portando ad Ankara, alla manifestazione per la pace dilaniata ieri dalle bombe e dove alcuni di loro hanno trovato la morte. In primo piano, il volto sorridente di una ragazza. Dietro di lei, le dita rivolte all’obiettivo in segno di vittoria, i suoi compagni della sezione giovanile del partito socialdemocratico Chp, prima forza di opposizione all’Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan. Sui social media, il selfie di questi ragazzi morti nella strage sta diventando uno dei simboli dell’orrore vissuto ieri dalla Turchia. Secondo il bilancio fornito dal partito, sono 11 le vittime e 6 i feriti provenienti dalla provincia di Malatya, nell’Anatolia orientale. “Siamo andati a giocare col sorriso, siamo stati uccisi. Nostro popolo, non dimenticarci!”, scrive la sezione giovanile del Chp nel post su Twitter in cui ha pubblicato la foto.

Il Papa esprime “grande dolore” per la “terribile strage” di Ankara, in Turchia. “Dolore per i numerosi morti. Dolore per i feriti. Dolore perché gli attentatori hanno colpito persone inermi che manifestavano per la pace”, ha detto all’Angelus. “Mentre prego per quel caro Paese chiedo al Signore di accogliere le anime dei defunti e di confortare i sofferenti e i familiari”.

Si tratta del più grande attentato terroristico nella storia del paese. Il corteo di oggi è diretto a piazza Sihhiye, a poca distanza dal luogo delle due esplosioni nei pressi della stazione ferroviaria. In testa i due co-leader del partito filo-curdo Hdp, Selahattin Demirtas e Figen Yuksekdag. Poco prima, momenti di tensione si erano registrati tra i manifestanti e la polizia, che ha impedito la deposizione di garofani nel punto dell’attacco perché si troverebbe ufficialmente ancora a disposizione delle forze dell’ordine per le indagini. Già ieri sera manifestazioni di commemorazione per le vittime e di protesta contro il governo, giudicato da molti dimostranti responsabile dell’attacco, erano state organizzate a Istanbul e in diverse altre città turche.

Il più sanguinoso attacco terroristico nella storia della Turchia ha colpito una marcia per la pace nella capitale Ankara ad appena 20 giorni dalle cruciali elezioni politiche anticipate. Due violente esplosioni in pochi secondi e a pochi passi dalla stazione ferroviaria, nel pieno centro della città, hanno hanno fatto strage alla di ieri tra le migliaia di persone radunatesi per chiedere di fermare l’escalation del conflitto con il Pkk curdo e riaprire i negoziati di pace. Nessuna rivendicazione immediata, ha fatto sapere il governo, che parla di un probabile attacco kamikaze. Una strage senza precedenti in un Paese che pure neanche tre mesi fa aveva già dovuto piangere i 33 attivisti filo-curdi diretti a Kobane e uccisi da un kamikaze a Suruc, al confine con la Siria. Un attacco che aveva trascinato la Turchia nel caos, facendo da miccia per la riapertura del conflitto con il Pkk dopo una tregua in vigore dal 2013.

Ora, temono in molti, la situazione potrebbe aggravarsi ulteriormente, nonostante a poche ore dalla strage i guerriglieri curdi abbiano annunciato un cessate il fuoco unilaterale per favorire la sicurezza del voto nel sud-est del Paese, da cui il governo turco voleva trasferire i seggi. “Condanniamo con forza questo attacco che prende di mira l’unità del Paese”, ha detto il presidente Recep Tayyip Erdogan, facendo subito ritorno nella capitale da Istanbul. Annullati i suoi impegni in agenda, come quelli dei principali leader politici, che hanno sospeso la campagna elettorale ancor prima che venissero dichiarati tre giorni di lutto nazionale.

In Turchia messaggi di cordoglio sono giunti da tutto il mondo. “Nessuno ha rivendicato le esplosioni”, ha spiegato il premier Ahmet Davutoglu, indicando come potenziali sospetti Isis e Pkk ma anche le sigle di estrema sinistra Dhkp-c e Mlkp. “È l’episodio più doloroso della storia della repubblica”, ha aggiunto il capo del governo, lanciando un appello all’unità ai partiti di opposizione – tranne quello curdo – con cui si incontrerà domani. Secondo il governo, “ci sono seri indizi” della presenza sul luogo delle esplosioni di due attentatori suicidi. “Negli ultimi tre giorni a Istanbul e Ankara sono stati arrestati diversi potenziali kamikaze”, ha rivelato Davutoglu, precisando che a Istanbul si trattava proprio di un membro del Dhkp-c. “Stiamo assistendo a un enorme massacro. È una continuazione di quelli di Diyarbakir e Suruc”, ha attaccato però il leader del partito filo-curdo Hdp, Selahattin Demirtas, rievocando l’attentato a un suo comizio nella ‘capitale’ curda del sud-est in cui morirono 2 persone alla vigilia del voto del 7 giugno. L’Hdp punta il dito contro il governo Davutoglu, giudicato incapace di garantire la sicurezza dei manifestanti contro pezzi deviati delle istituzioni che potrebbero aver organizzato l’attentato: “Siamo di fronte a uno stato assassino che si è trasformato in una mafia”. Una situazione di caos a soli 20 giorni dalle elezioni, dove secondo i sondaggi come a giugno l’Akp di Erdogan rischia di ritrovarsi senza la maggioranza assoluta di cui aveva goduto per 13 anni. E ancora una volta, a negargliela sarebbe l’ingresso dei curdi in parlamento.

Il presidente americano Barack Obama ha chiamato quello turco Recep Tayyip Erdogan porgendo le proprie condoglianze per le vittime degli attentati dinamitardi. Lo riferisce il sito del quotidiano Zaman. Obama, affermando di “condividere il dolore della Turchia, ha assicurato a Erdogan che gli Stati uniti continueranno ad appoggiare Ankara nella lotta al terrorismo. “I due leader avrebbero concordato di tenere colloqui più completi nei prossimi giorni”, riferisce il sito.

QUASI 40 ANNI DI SANGUE / LA SCHEDA

La manifestazione per la pace è stata annullata e gli organizzatori hanno chiesto ai partecipanti e a quelli che stavano arrivando da altre città di tornare a casa nel timore di nuovi attentati. “Stiamo assistendo a un enorme massacro. È una continuazione di quelli di Diyarbakir e Suruc”, ha denunciato il leader del partito filo-curdo Hdp, Selahattin Demirtas, riferendosi all’attentato a un suo comizio a Diyarbakir alla vigilia del voto di giugno, in cui morirono 2 persone, e a quello del 20 luglio a Suruc, con 33 attivisti diretti a Kobane uccisi da un kamikaze dell’Isis.

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