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ISIS/ Unesco, sì all’uso dei caschi blu per salvare la cultura minacciata nel mondo

Un plotone di ‘Monuments Men’, pronti ad evitare scempi come la distruzione dei templi millenari di Palmira, sbriciolati dalla furia iconoclasta dell’Isis, e a difendere il patrimonio culturale dai conflitti e dalle calamità naturali. Prende corpo la proposta italiana di istituire i caschi blu della cultura: la notte scorsa a Parigi il Consiglio esecutivo dell’Unesco ha approvato per acclamazione la nostra risoluzione, co-firmata da altri 53 Stati e sostenuta dai membri permanenti del Consiglio di sicurezza, che prevede di creare meccanismi per l’uso di una forza internazionale dedicata e di continuare a lavorare in sede Onu per includere la componente culturale nelle missioni di pace, in linea con le richieste del premier Renzi nel suo recente intervento al Palazzo di vetro. La presa d’atto finale è prevista a metà novembre in sede di Conferenza generale. Ma intanto il 26 ottobre si terrà un incontro tra i ministri della Cultura Franceschini, degli Esteri Gentiloni e della Difesa Pinotti per definire le modalità operative con cui l’Italia si metterà a disposizione della comunità internazionale per fare la sua parte, attraverso una task force che coinvolgerà i carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio culturale, ma anche professionalità dei diversi ministeri, pronte a intervenire a difesa dei beni culturali a rischio. «Un successo internazionale del nostro paese: l’Italia si conferma guida nella diplomazia culturale», dice Franceschini. Il voto dell’Unesco «è un riconoscimento importante per il nostro Paese, che stimola l’Italia a impegnarsi ulteriormente per il rispetto dei beni culturali. Non a caso in Italia abbiamo la parte più consistente del patrimonio culturale del mondo e ne abbiamo la responsabilità», sottolinea il presidente della Repubblica Mattarella a Pisa dove partecipa, tra l’altro, a un omaggio all’archeologo Khaled Al Asaad, assassinato dall’Isis a Palmira. Soddisfatto anche Gentiloni: «L’Italia è in prima linea per la cultura». A lanciare, a marzo, l’idea dei caschi blu della cultura era stato Franceschini, in un’intervista al Guardian in cui sollecitava una rapida risposta internazionale. Un’esigenza approfondita a luglio all’Expo, con l’approvazione della Dichiarazione sulla protezione del patrimonio culturale da parte di 83 Paesi, e divenuta sempre più impellente con le distruzioni in Siria. E così, a fine settembre, all’Assemblea generale dell’Onu, alla presenza del presidente Usa Obama, Renzi ha rilanciato con forza l’impegno italiano per la creazione di unità specializzate, in grado di sostenere l’azione di peacekeeping delle Nazioni Unite. «Mettiamo a disposizione della comunità internazionale una nostra eccellenza, i carabinieri per la tutela del patrimonio», ribadisce oggi Franceschini. «Le modalità di intervento – precisa – dovranno essere discusse nelle sedi opportune. Noi immaginiamo che possano intervenire in siti importanti che rischiano di essere attaccati dal terrorismo o in zone di guerra o colpite da calamità naturali, dove la comunità internazionale possa inviare i caschi blu della cultura per proteggerli o difenderli prima che vengano distrutti». Il testo della risoluzione approvata a Parigi invita gli stati membri a mettere a punto strategie concrete per implementare meccanismi di rapido intervento e mobilitazione di esperti internazionali, con il coordinamento dell’Unesco e in collaborazione con le Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali: dalle dichiarazioni di intenti si passa così alla fase operativa.

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