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Mancini, se l’Inter vince supera l’esame di maturità

Novanta minuti per sapere di che stoffa è fatta questa Inter. «Domani, contro la Juventus, capiremo se possiamo restare in alto in classifica. È una prova di maturità e vincere ci darebbe entusiasmo». Roberto Mancini alla vigilia del derby d’Italia non si nasconde. Per i nerazzurri sarà l’esame della verità, per capire se possono davvero essere grandi. Dopo anni di sofferenze sportive, l’Inter ospita la Juventus rivale di sempre da una posizione privilegiata di classifica. Un secondo posto guadagnato, senza mai però convincere con ampiezza, perchè caduta rovinosamente con la Fiorentina al primo big match della stagione. Domani si capirà se il secondo posto in classifica è frutto soltanto di un pò di fortuna e di un calendario favorevole, o se questa Inter è davvero da scudetto. Mancini è sereno, sicuro, sorridente. Le tensioni della vigilia della trasferta di Genova sono sfumate con il passare dei giorni. Il tecnico è tornato a mostrare tutto il suo aplomb, non si scompone neppure quando viene incalzato dalle statistiche poco esaltati della sfida. «L’Inter non vince dal 2010? Vero, ma non sento nessuna pressione. Dopotutto sono andato via nel 2008 e la pressione non la devo sentire io. Anche il mio personale bilancio è negativo? Beh, si può anche perdere una partita se poi si conquista lo scudetto». Come a dire: non è importante vincere la battaglia, bisogna vincere la guerra. Il campionato, comunque, resta ancora un obiettivo non dichiarato a voce alta. E se Allegri indica l’Inter come la favorita per lo scudetto, Mancini risponde con la stessa scaramanzia: «Non lo siamo noi, lo è la Fiorentina. O almeno è questo che dice la classifica al momento. Vogliamo stare in alto fino alla fine, ma ci sono squadre più attrezzate. Noi puntiamo alla Champions». Al momento però tra le due sfidanti è la Juventus ad essere obbligata a vincere per restare aggrappata al treno-scudetto e anche per l’orgoglio. Non c’è più il clima teso degli scorsi anni, cambiano i protagonisti: non c’è più Moratti, ma Thohir che non ha vissuto in prima persona gli scandali dal passato, ma sarà in tribuna aspettandosi uno spettacolo vero. «Forse noi siamo più spensierati – conferma Mancini – ed è un bene. Se vanno a -11 sarà dura per loro, ma non sono tagliati fuori perchè possono comunque ottenere una serie di risultati positivi più avanti». Allegri domani punterà su Morata e Dybala definiti da Mancini «due ottimi giocatori», a centrocampo ci sarà Marchisio e Pogba «uno dei migliori nel suo ruolo» e a dare la spinta sulla fascia Cuadrado «che con la sua velocità può far male». Insomma sarà una Juventus agguerrita, con tutti i suoi gioielli in campo. Anche Mancini, però, può contare sui i migliori nerazzurri: Jovetic sta bene e sarà titolare con Icardi e Perisic, non ci sarà Ljajic per un affaticamento ai flessori della coscia sinistra. A centrocampo l’imbarazzo della scelta con Felipe Melo, Guarin, Medel e Kondogbia. Insomma le premesse sono quelle di una sfida che mantiene intatto il suo fascino. «È sempre una bella partita – ricorda Mancini con lo sguardo perso nei ricordi -, lo stadio sarà tutto esaurito e credo che questa gara abbiamo sempre lo stesso sapore…». Il sapore di una sfida che ha raccontato la storia del calcio italiano, di polemiche mai esaurite dal rigore non concesso per il fallo di Iuliano su Ronaldo, allo scudetto 2006 attribuito a tavolino per lo scandalo di Calciopoli. Sfottò e rivalità di Inter-Juventus, la partita che dividerà sempre l’Italia intera.

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