| categoria: In breve, Roma e Lazio

IL PUNTO/ Quella foto dimostra che la Suburra non è vinta?

Qualcuno l’ha impietosamente sottolineato, altri hanno preferito lasciarla nel limbo della mediocrità. Quella foto alla prima del film “La Suburra”, con i due attori principali avvinti nel selfie ad un giovane sorridente con la barba, vale più di una notizia. Non è un fan, uno spettatore qualunque, quel giovane. Pare che sia un membro conosciuto, acclarato, del clan malavitoso che governa Ostia. E sorride amaro l’ex commissario del Pd mandato a sistemare le questioni interne del partito sul litorale romano, l’esplosivo senatore Esposito, non lo ascolta nessuno. Dunque ci risiamo, arriva lo Stato con la S maiuscola, con le guardie e la fanfara, arrivano i magistrati-commissari, i magistrati-assessori, arrivano i processi, le operazioni trasparenza, la pulizia negli angoli bui della amministrazione e della burocrazia poi arriva Suburra. Il film che tutti si aspettano, il film di condanna, di denuncia di un sistema di malaffare che manda a fondo la Capitale d’Italia (ma non solo), e si scivola su una foto. L’impudenza, l’arroganza del malavitoso del clan Spada (i padroni malavitosi di Ostia, per intenderci, quelli per i quali quel Municipio capitolino è stato commissariato) che si fa fotografare sorridente accanto agli attori Savino e Amendola alla prima del film-denuncia Suburra si presta ovviamente a letture diverse, ma è indubbiamente una sfida, una irridente sfida. Può scandalizzare, può portare ad una dolorosa presa d’atto sulla realtà della capitale e del litorale romano che la legge non riesce a scalfire, ma nessuno ha più voglia di scherzare, torna naturalmente alla mente la vicenda estiva del funerale del boss Casamonica, che ha già impegnato a lungo i media mondiali e l’opinione pubblica. Qualcuno può legittimamente pensare che quel personaggio del clan Spada non si rendesse conto che il film per il quale è in corso un battage televisivo imponente non parlasse delle vicende mafiose di Ostia, quindi di lui? Padrone di farlo, ma quel tipo di criminalità, come proprio il film di Sollima racconta con agghiacciante chiarezza: gretti, ignoranti, brutali, spietati, quei personaggi sono tutt’altro che stupidi e vivono perfettamente integrati nel mondo che li circonda, sanno quel che succede, conoscono meglio di altri il mondo del potere e il sottobosco del potere. Sostenere che quella foto rappresenta un messaggio in codice, u ammonimento è sicuramente troppo. Ma rappresenta un monito, un avvertimento. Al di là delle apparenze non è cambiato nulla, lo sforzo dello Stato non ha modificato gli equilibri di forze sul territorio. E non si sa come uscire dall’incubo.

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