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Platini, infangato in modo vergognoso ma non mollo

– Dopo la ‘botta’ e la squalifica, Michel Platini entra in tackle sui suoi detrattori e si difende pubblicamente. Undici giorni dopo la sospensione cautelare dal vertice Uefa per via dell’ormai famoso cachet di 2 milioni di franchi versatogli da Joseph Blatter, il n.1 del calcio europeo racconta la sua verità a ‘Le Monde’ in cui avverte di non essere disposto ad alcun passo indietro, confermando di avere «ancora voglia» di candidarsi al vertice della Fifa: «Andremo anche al Tas se necessario». «Sono stato sospeso per 3 mesi ma quello che mi innervosisce di più è di essere messo in mezzo con gli altri. Trovo vergognoso essere infangato», lamenta ‘Le Roi’ che chiede che «tutto proceda con rapidità». Poi la sua ricostruzione dei fatti: «Nel 1998 ero presidente del Comitato organizzatore della Coppa del Mondo e doveva essere eletto il nuovo presidente Fifa. Ero a Singapore e Blatter chiede di vedermi nella sua camera. Mi dice subito ‘Allora, si va o no?’. Mi dice che il presidente uscente Joao Havelange gli ha detto ‘Platini presidente e Blatter segretario generale è una soluzione molto elegante’. Solo che a me non interessava. Ero nella Coppa del mondo, non mi ci vedevo. Allora Blatter ha deciso di candidarsi lui: ‘mi presento, ma ho bisogno di te’. Ci rivedemmo due mesi dopo, mi chiese di essere il suo consigliere per il calcio. Ci accordammo. ‘Quanto vuoi?’ chiese Blatter. Risposi ‘Un milione’. ‘Di cosa?’. ‘Di quello che vuoi, di rubli, di sterline, di dollari’. A quell’epoca, non c’era ancora l’euro. Rispose: ‘d’accordo, un milione di franchi svizzeri all’anno’». Spiega di non aver poi continuato a incassare la somma per «negligenza». E quanto all’assenza di contratti scritti, afferma che si trattava di «una cosa da uomo a uomo» e che «nel diritto svizzero un contratto orale vale come un contratto scritto». Non c’è nulla, insomma – a suo dire – che possa compromettere la candidatura: «Io sono l’unico che può garantire alla Fifa di tornare ancora una volta la casa del calcio. Ma, ogni volta che mi avvicino al sole, come Icaro, mi brucio sempre». Qualcuno insinua che possa esserci addirittura lo stesso Blatter dietro al ‘Fifagate’: «Non lo so, diciamo che ho i miei sospetti. In ogni caso, tutto è venuto fuori dopo gli ho chiesto di dimettersi e detto che io sarei stato in corsa», risponde Platini che pensa di «non aver perso molti voti con questi scandali. Le persone che mi conoscono sanno che posso guardarmi nello specchio. Spero solo che non mi venga impedito di stare piedi, perché a molti dà fastidio vedere un calciatore e non un politico puro correre per la Fifa». Qualunque sia la verità, per il vicepresidente Uefa, Giancarlo Abete, le accuse mosse al francese «sono un brutto colpo per l’immagine dell’ex campione». Secondo l’ex capo della Figc, intervenuto a ‘Radio anch’io lo sport’, l’ex campione juventino ha fatto però bene a non dimettersi «di fronte a un’accusa infamante» e a «una sospensione cautelare che non entra nel merito della vicenda». E comunque, Abete difende l’ex stella juventina: «Ha fatto bene in questi 8 anni all’Uefa, è uno che ama il calcio». Intanto, sempre oggi, il presidente della Federcalcio tedesca (Dfb), Wolfgang Niersbach, ha ancora una volta ha negato le accuse di corruzione per l’assegnazione della Coppa del Mondo 2006: «Il Mondiale è stata una favola estiva e lo è ancora oggi. Una favola estiva niente affatto distrutta, perché lo ribadisco: non ci sono stati fondi neri, non c’è stata nessuna compravendita di voti».

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