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M5S/ Malumori degli eletti su Di Maio, chi entra Papa…

«Chi entra Papa, esce cardinale…». La stilettata è solo una delle tante che si raccolgono in ambienti M5S. Nel mirino il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, membro del direttorio grillino. Cresce infatti il malessere degli eletti, a Montecitorio come a Palazzo Madama, attorno a colui che sembra già investito della candidatura pentastellata per Palazzo Chigi. A Imola le attenzioni erano tutte concentrate su di lui, a parte Grillo e Casaleggio. Anche per Di Battista e Fico pienone di telecamere, flash e dichiarazioni, ma il vicepresidente della Camera all’autodromo era trattato alla stregua dei due cofondatori del Movimento, il ‘guru’ e l«elevato’. Di Maio tira dritto. »Se c’è un terzo leader – dice con un sorriso all’Adnkronos – quello è Rousseau«, ovvero la piattaforma M5S attraverso la quale vota e scrive testi di legge la base grillina. In sintesi, la Rete. E anche da Milano e Genova, Casaleggio e Grillo decidono di tenere il profilo basso per non prestare il fianco a polemiche. Si opta per la linea del silenzio. Ma c’è il consueto fastidio per il tentativo dei media, accusano i vertici, di aver voluto ridurre la kermesse di Imola a un ‘Di Maio sì, Di Maio no’. Il messaggio che doveva arrivare dal selciato di Italia 5 Stelle era tutt’altro, l»uno vale uno’ delle origini. I padiglioni disposti a semicerchio per prendersi gioco di chi parla dell’esistenza di un ‘cerchio magico’ la dice lunga, ma l’obiettivo non è stato centrato. Stando almeno al malessere degli eletti. È soprattutto questo aspetto a preoccupare i vertici. Oltre alla ‘sofferenza’ dei Meetup, perché il Movimento, sul territorio, rischia di implodere, in evidente difficoltà in un organismo che sta mutando. Sotto traccia, inoltre, la volontà di marcare la distanza dai partiti. E il fatto che Di Maio, Di Battista e i più ‘televisivi’ siano avvantaggiati dai media raffredda gli entusiasmi di Grillo e Casaleggio. «Ci sono decine di persone pronte», ha fatto notare non a caso il leader 5 stelle a Imola. La Tv resta dunque croce e delizia del Movimento. Con i soliti malumori degli eletti, soprattutto al Senato, dove diversi sono convinti di essere danneggiati dalle scelte della comunicazione, accusata di accendere i riflettori sui soliti noti. A partire da Di Maio, che alcuni senatori chiamano in maniera sprezzante «il ragazzino». «La verità – rimarca una fonte autorevole molto vicina al vicepresidente della Camera – è che di Di Maio non se ne trovano ad ogni angolo e la sua corsa ormai è inarrestabile. Se è vero che la Rete decide, la Rete ha già scelto, non c’è partita». Eppure Grillo e Casaleggio non sembrerebbero così convinti. «Il presunto stop? I due cofondatori sono i garanti del Movimento. Sanno che queste, in una realtà come la nostra, sono bombe a orologeria. Incoronare Di Maio a Imola avrebbe voluto dire celebrare il ‘de profundis’ dell’uno vale uno. Anzi, per dirla alla Grillo, affondare l’Arca di Noè».

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