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FOCUS/ Palazzo Koch resta defilato, non entriamo nel merito

– Sinergie, «cooperazione essenziale», «stretto raccordo». Quello fra Banca d’Italia e magistratura è un rapporto sempre più stretto negli ultimi anni di crisi e scandali bancari, rivendicato spesso dal governatore Ignazio Visco, oggi indagato nell’inchiesta sulla Banca Popolare di Spoleto. Una vicenda nella quale Via Nazionale non vuole rompere il suo ruolo istituzionale e sulla quale appunto afferma di «non poter entrare nel merito». Passate le drammatiche vicende che portarono alle dimissioni di Antonio Fazio, finito nella bufera giudiziaria ma ancora più mediatica per i rapporti personali con il banchiere Gianpiero Fiorani, e quelle, anni prima, di Paolo Baffi e il suo vice Sarcinelli (entrambi prosciolti), il rapporto fra la banca centrale e i magistrati è stato senza grandi scossoni nell’era Draghi e proseguito sulla stessa linea nella gestione Visco. L’attuale presidente della Bce, che ha rivendicato di aver firmato le due ispezioni a Mps, è stato sentito nell’inchiesta di Trani sulle agenzie di rating, ma si tratta di tutta un’altra storia. Ora arriva Spoleto, i cui dettagli sono peraltro ancora tutti da chiarire. Chi frequenta le aule di giustizia sa che spesso le inchieste degli inquirenti nei diversi scandali bancari scaturiscono dalle ispezioni disposte da Via Nazionale e le relazioni, di tipo tecnico, da loro redatte costituiscano molte volte la base del lavoro della magistratura. Ma ancora Visco nei mesi scorsi ricordava come la Banca d’Italia non sia la ‘polizia delle banchè ma fa vigilanza e che i due maggiori episodi di ‘mala gestiò emersi (Mps e Carige) sono stati portati alla luce proprio dall’azione di Banca d’Italia in «stretto raccordo con l’autorità giudiziaria». Più recentemente il governatore ha ricordato come l’istituto collabori «pienamente e attivamente fin dall’inizio» con la magistratura sulla Popolare di Vicenza e sia «stato chiamata in causa più volte, e spesso sulla base di presupposti erronei, sbagliati, equivoci veri e propri». A Siena, come a Genova, Jesi, Arezzo, Vicenza e appunto Spoleto è stata Via Nazionale a premere per cambiare i vertici e fare pulizia nei bilanci, sanzionando con pene pecuniarie e domandando al Mef il commissariamento in alcuni casi ma lasciando alla magistratura il compito di accertare responsabilità e reati. Un attivismo, destinato ora non a fermarsi ma solo a mutare pelle con l’ingresso della vigilanza unica Bce, che però appunto ha provocato malumori e accuse. A volte di essersi mossi troppo tardi (come nel caso di Siena o di Vicenza) oppure in maniera ‘arbitrarià. A Spoleto è via Nazionale ad autorizzare i Commissari al matrimonio con il Banco Desio preferendola a quella di imprenditori locali e tralasciando quella della poco nota cinese Nit Holding, di cui in Italia si dice procuratore Rodolfo Varano di Camerino, finita poi sotto la lente Consob per manipolazione informativa di un’offerta da 10 miliardi su Mps. E oggi, come accadde a inizio 2013 con Mps, la Banca ha scelto di limitarsi a elencare cronologicamente i fatti e le azioni di vigilanza intraprese via via in maniera crescente

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