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Legge Severino, la vera partita si gioca sul caso De Luca

La vera partita sulla legge Severino non è quella consumata ieri sul caso de Magistris, ma quella che si giocherà prossimamente sul caso De Luca, quando la causa approderà in Corte Costituzionale. Anche perchè, come ha assicurato il presidente del Consiglio,«non cambieremo la legge Severino». È in quel ricorso e nell’ordinanza che il tribunale di Napoli ha inviato alla Consulta, che si prospettano le questioni più spinose e delicate sulla legge Severino. «Keep calm e a lavoro senza distrazioni», commenta da parte sua via twitter il governatore della Campania. C’è chi, come Italia Unica, il partito guidato da Corrado Passera, chiede le sue dimissioni. Chi annuncia ricorsi per ottenere la sua sospensione. Ma la dead line la traccia la Consulta. «Il parere della Corte Costituzionale che ha dichiarato infondata la questione posta nell’ambito del caso de Magistris mi sembrava, di per sé, scontato. Ben più imprevedibile e incerto appare l’esito sulla questione De Luca e davvero non sappiamo come reagirà la Corte», osserva il costituzionalista Stefano Ceccanti, che da parlamentare fu anche relatore della legge Severino. Sulla differenza tra sanzione penale e misura cautelare, al centro del caso de Magistris, osserva il giurista, «la Consulta si era già pronunciata» e aveva quindi precedenti solidi cui ancorarsi per stabilire che la sospensione «non è una sanzione, ma una misura cautelare legata alla fissazione di un requisito». Anche il nodo della retroattività, pure oggetto del ricorso de Magistris, viene quindi a cadere, perché se non si tratta di sanzione, non sussiste un problema di applicazione retroattiva. Ma nel caso De Luca, il tribunale civile ha sollevato ben altri punti. Uno, in particolare, appare centrale e potrebbe fare la differenza: l’eccesso di delega. In sostanza, nei decreti attuativi della Severino si sarebbe travalicato il limite imposto dalla legge delega, in particolare – spiega Ceccanti – «introducendo l’abuso d’ufficio tra i reati considerati di allarme sociale per cui scatta la sospensione». Quando la Corte tratterà la causa su De Luca dovrà esaminare la legge Severino anche sotto questo profilo e chiarire se l’abuso d’ufficio possa davvero definirsi reato che procura allarme sociale: l’esito è difficilmente prevedibile. Un altro elemento, che non è stato preso in esame con de Magistris riguarda la differenza tra parlamentari e amministratori locali: per i primi la decadenza si applica solo in presenza di condanne passate in giudicato; i secondi, invece, incorrono nella sospensione anche per condanne non definitive. «Questa diversità di trattamento – osserva Ceccanti – mi convince meno rispetto all’eccesso di delega, ma certamente è un ulteriore elemento su cui far leva». Al momento non è possibile stabilire con certezza se De Luca – la cui sospensione è ora congelata dal tribunale – rischia in concreto di essere sospeso, anche se «potrebbe accadere per una parte del suo mandato. Quello che è certo è che in base alla legge era candidabile: la sospensione è una misura cautelare, mentre l’incandidabilità per una condanna in primo grado sarebbe sproporzionata».

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