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RIVOLUZIONE/ Un super manager Asl e 5 centrali della salute in Abruzzo

Via le quattro Asl, sostituite da un’unica azienda sanitaria regionale. Con loro scompaiono anche manager, direttori amministrativi e direttori sanitari, figure previste soltanto al vertice della super Asl abruzzese. Eredi delle attuali aziende saranno 5 o forse 6 “territori sanitari omogenei”, entità alleggerite di tutte le funzioni amministrative per dedicarsi unicamente alla cura della salute. Le ipotesi coinvolgono il ritorno alla separazione di Chieti e Ortona dal resto della provincia, l’accorpamento tra Pescara e Chieti in ottica di area metropolitana, o l’Aquilano diviso in due lungo la linea di confine della Marsica.

Questi i punti salienti della riforma sanitaria abruzzese che comincia a prendere forma in queste ore nella giunta D’Alfonso alla vigilia della fine annunciata del regime di commissariamento. A lavorare al provvedimento, un testo che ammonterà a decine di pagine, è l’assessore alla Sanità Silvio Paolucci che nelle prossime settimane lo porterà in esecutivo per gli ultimi aggiustamenti prima dei passaggi in consiglio regionale. Se tutto procederà come previsto, nel 2017 vedrà la luce il nuovo assetto sanitario abruzzese che fu l’anno scorso tra i cavalli di battaglia del centrosinistra in campagna elettorale.

«E’ una svolta», spiega Paolucci, «che può valere a prima vista come l’ennesima spending review. Ma la quadratura dei conti è un obiettivo indiretto, che sicuramente verrà centrato, e assume un’importanza secondaria rispetto alla vera finalità che è l’impiego nella salute degli abruzzesi delle cifre risparmiate con l’accentramento dell’amministrazione in una unica Azienda sanitaria regionale. La parola chiave», argomenta l’assessore, «è invece “investimento” di risorse che si libereranno nel corso dell’operazione di riforma, dove gli ospedali ritornano al loro ruolo essenziale, il contrasto delle patologie nel loro momento acuto, mentre sul territorio sono previsti tutti i servizi che oggi sono in parte inesistenti e per il resto contribuiscono a intasare i presidi ospedalieri. La sanità extraospedaliera ammonta al 70% della domanda di salute proveniente dai cittadini».

La cifra di partenza per risparmi e investimenti è costituita dai 2,4 miliardi di euro, 2.389 milioni, spesi attualmente per l’intero comparto sanitario abruzzese, una massa di risorse che rappresenta cira l’80% del bilancio regionale.

«Allo stato attuale non è possibile», spiega l’assessore, «capire a quanto ammonterà il risparmio perché gli studi sono appena partiti, ma il 10% equivarrebbe già a una massa notevole date le cifre in gioco. In realtà, non trattandosi di tagli lineari, ma appunto di minore spesa in ragione di meccanismi di gestione assolutamente diversi, il calcolo andrebbe fatto su singole voci. Per esempio, i soli ospedali pubblici assorbono oltre un miliardo di euro».

I tempi della riforma dipendono da fattori che oggi in Regione non si è in grado di fissare. «La previsione è per ora elastica», rivela Paolucci, «da 12 a 24 mesi per la messa a regime. Un periodo che verrebbe gestito con il commissariamento della Asl e un trasferimento graduale di funzioni. Quelle amministrative sono in testa alla lista poiché fondamentali, ed è sufficiente capire che con la riforma vanno via quattro centrali di spesa in tutto autonome per gare d’appalto, approvvigionamento di materiali e acquisti di beni e servizi».

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