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DIETRO I FATTI/ Siria, la visita di Assad a Putin un punto di svolta? Usa molto critici

Certamente ha generato un rilevante effetto sorpresa, ma se la visita del presidente siriano Bashar Assad al Cremlino rappresenti un punto di svolta nella crisi siriana sarà solo il tempo a dirlo. Prima di tutto è significativo il fatto che Assad abbia lasciato il Paese, non accadeva dal 2011, e questo può essere letto come un segnale di ritrovata sicurezza per il leader di un Paese devastato da una guerra intestina. In molti, però, dopo l’incontro hanno ipotizzato che Assad possa nei prossimi giorni fare un annuncio eclatante: potrebbe trattarsi della decisione di indire nuove elezioni o della volontà di cercare un accordo con le forze di opposizione contro le quali sta conducendo una lotta senza quartiere da lungo tempo.

In entrambi i casi si tratterebbe di una di quelle mosse capaci di cambiare gli equilibri ed inevitabilmente questo darebbe a Putin la possibilità di recitare il ruolo di principale protagonista positivo della vicenda. Il leader russo ha ribadito che per Mosca è fondamentale trovare un’intesa con le forze predominanti nella regione e a livello internazionale e Assad ha fatto riferimento alla necessità di fare dei passi in avanti a livello “politico” e che il “volere del popolo” sarà fondamentale nel futuro del Paese.

Il presidente siriano ha inoltre sottolineato che l’intervento militare di Mosca, da tre settimane velivoli russi colpiscono le posizioni delle forze di opposizione e dell’Isis nel Paese, ha consentito di impedire al terrorismo di “diffondersi ulteriormente e di fare maggiori danni”. Putin ha invece spiegato di sperare nel raggiungimento di “una soluzione a lungo termine che possa essere raggiunta sulla base di un processo politico che coinvolga tutte le forze politiche, etniche e i gruppi religiosi”.

A dimostrazione della volontà di legittimare ulteriormente il proprio ruolo chiave nella gestione della crisi siriana, Putin ha preso successivamente contatti con alcuni tra i principali attori politici della regione, Turchia, Arabia Saudita, Giordania ed Egitto, mandando un messaggio semplice quando chiaro e diretto: non ci sarà soluzione diplomatica in Siria senza che il Cremlino svolga un ruolo di primo piano.

La visita di Assad non è stata accolta con favore da Washington e il portavoce della Casa Bianca Eric Schultz lo ha esplicitato incontrando i media: “Abbiamo visto stendere un tappeto rosso per Assad, che ha usato armi chimiche contro il suo stesso popolo. Un atteggiamento in contrasto con l’obiettivo dichiarato dei russi di giungere ad una transizione politica in Siria”.

La preoccupazione statunitense, riportano i media Usa, è quella che il sostegno offerto al regime da Mosca non faccia che rafforzare la posizione di Assad e quindi finisca solo per prolungare la guerra civile.

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