| categoria: esteri

IRAQ/ 70 ostaggi liberati da prigione Isis, morto un soldato Usa. Il primo nella guerra del Califfato

Fonti del Pentagono coperte da anonimato hanno anticipato ai media che le forze speciali americane hanno liberato 70 ostaggi da una prigione gestita dallo Stato Islamico nel nord dell’Iraq. Nella missione ha perso la vita un militare Usa, ferito durante lo scontro a fuoco e deceduto più tardi a Erbil. Si tratta del primo caduto americano nella campagna intrapresa dalla Coalizione internazionale contro l’Is in Iraq e Siria. L’operazione è avvenuta nella notte tra mercoledì e giovedì nei pressi della città di Hawija, a ovest di Kirkuk, 200 chilometri a nord della capitale Baghdad.

Il portavoce del Pentagono Peter Cook ha confermato in un comunicato tanto l’operazione quanto la morte del soldato americano, aggiungendo che il blitz è scattato dopo informazioni riguardanti la “imminente esecuzione di massa” degli ostaggi. Ancora Cook ha precisato che cinque jihadisti dell’Is sono stati fatti prigionieri e altri, in numero non precisato, uccisi. Tra i 70 ostaggi liberati, 20 membri delle forze di sicurezza irachene. Nel comunicato del portavoce del Pentagono si parla di intervento americano a sostegno dei combattenti peshmerga ma non di prigionieri curdi. Poco dopo il comunicato di Cook, è il Consiglio di Sicurezza del Kurdistan iracheno ad affermare che, dai primi riscontri, non vi è traccia di curdi tra gli ostaggi liberati ad Hawija.

I funzionari americani che hanno divulgato la notizia sotto anonimato non hanno voluto fornire ulteriori dettagli sulla missione segreta, ma la presenza di un caduto induce a credere che gli americani non si siano limitati a fornire la consueta copertura dall’alto con caccia ed elicotteri ai peshmerga curdi, ma abbiano impiegato forze di terra. Fonti irachene hanno detto al New York Times che alla liberazione dei prigionieri hanno partecipato anche forze irachene e commando curdi. Per il NYT, si tratta della più importante operazione americana condotta contro l’Is in Iraq ed è stata lanciata su richiesta del governo iracheno. Un funzionario della Casa Bianca ha definito la missione un “successo” e un esempio della “collaborazione tra le forze di coalizione a guida Usa e i peshmerga che lottano contro l’Is in Iraq”.

NBC News, citando fonti non identificate, afferma che tra le forze americane vi sarebbe un numero imprecisato di feriti. La Reuters invece riprende da fonti proprie nell’area di Hawija che le forze speciali americane hanno attaccato un’abitazione dove erano riuniti comandanti dello Stato Islamico. Per ore, riferisce la fonte, si sono uditi spari ed esplosioni. Un alto ufficiale dei peshmerga, Sheikh Jaafar Mustafa, da parte sua ha confermato che ha avuto luogo un’operazione, ma ha aggiunto di non essere a conoscenza dei suoi dettagli.

Tra conferme ufficiali e informazioni raccolte attraverso altri canali, resta al momento l’incertezza sulla identità e la nazionalità degli ostaggi liberati oltre i 20 militari iracheni citati dal Pentagono. Sheikh Irfan, zio di Meriwan Mawlud, combattente curdo tenuto in prigionia dall’Is, ha raccontato di essere stato chiamato al telefono da un ufficiale peshmerga che gli ha confermato la liberazione di suo nipote. A Irfan l’ufficiale ha raccontato anche dei 70 ostaggi liberati e che il blitz è stato condotto da truppe giunte nell’area a bordo di elicotteri, atterrati nei pressi di una fattoria vicina alla casa del principale giudice della Sharia (la legge islamica, ndr) di Hawija, da dove è poi partito l’attacco. L’inviato dell’emittente al-Arabiya a Erbil, citando fonti curde, afferma che tra gli ostaggi liberati ci sarebbero anche cittadini con passaporto Usa. Dei 70 ex prigionieri dell’Is, metà sarebbero combattenti peshmerga e altri civili, tra cui un giudice iracheno arrestato in precedenza dai miliziani dell’Is.

Un portavoce della Coalizione ha dato notizia di un altro attacco, questa volta su larga scala, portato dalle forze internazionali al campo petrolifero di al-Omar, in Siria, come parte della strategia che mira a colpire la capacità dello Stato Islamico di finanziarsi. Il maggiore Michael Filanowski ha spiegato ai giornalisti a Baghdad che i raid aerei condotti nella serata di mercoledì non hanno investito l’intera struttura ma si sono concentrati su obiettivi specifici la cui distruzione avrebbero annullato la capacità dell’Is di vendere petrolio.

Tra quegli obiettivi, raffinerie, posti di comando, centri di controllo, snodi del trasporto nell’area di al-Omar. Secondo l’ufficiale,

è stato uno dei bombardamenti più massicci da quando, più di un anno fa, è stata avviata la campagna della Coalizione internazionale. Il maggiore Filanowski ha affermato che la raffinazione del greggio frutta all’Is tra 1,7 e 5,1 milioni di dollari al mese.

Ti potrebbero interessare anche:

Stati Uniti, Alabama: bimbo in ostaggio da 24 ore di un veterano del Vietnam
Kiev, manifestanti rovesciano e decapitano la statua di Lenin
Wall Street journal: corrispondenza segreta tra Khamenei a Obama su nucleare di Teheran
Obama dà via libera alla rimozione di Cuba dalla "lista nera"
Castro: le ceneri a Santiago de Cuba, 'culla rivoluzione'
Ristoratore spara a gruppo nudisti in Corsica, italiana ferita



wordpress stat