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POSTE/ L’ipo fa il tutto esaurito, verso il prezzo di 6,75

L’ipo di Poste fa il pieno e le azioni si avviano ad essere collocate a 6,75 euro l’una, a metà dell’intervallo di prezzo indicato all’inizio dell’operazione (6-7,5 euro) per portare l’azienda delle lettere in Borsa. Per la maggiore delle privatizzazioni del governo Renzi si sono messi in coda investitori grandi e piccoli. Gli ordini raccolti al termine dell’Initial public offering, alle 13.30 ora italiana, risultano pari a quasi quattro volte le azioni offerte. Minore è invece il ‘moltiplicatore’ (3/3,5 volte) se si considera la domanda degli aspiranti nuovi soci disposti a rilevare i titoli nella parte alta della forchetta ristretta (6,5-6,75 euro) individuata nell’ultima fase del collocamento. In serata è prevista una riunione delle banche del consorzio per definire il prezzo che sarà ufficializzato domani mattina. Salvo sorprese, verrà fissato a 6,75 euro: a questo valore il Tesoro incasserà per il 34,7% del capitale messo in vendita (38,2% con le greenshoe) 3,06 miliardi di euro o, più probabilmente, 3,36 miliardi dando per scontato l’esercizio dell’opzione di sovrallocazione. Poste Italiane avrà quindi un capitalizzazione complessiva di 8,8 miliardi. Si tratta della quotazione europea più grande del 2015. L’Ipo, partita il 12 ottobre, è andata in parallelo con quella di Ferrari, portata a Wall Street a un valore di circa 10 miliardi di dollari. L’offerta dei titoli del gruppo guidato da Francesco Caio, che debutterà a Piazza Affari il 27 ottobre, è piaciuta non solo ai grandi investitori internazionali (solo a loro era rivolta l’Ipo della casa automobilistica di Maranello), ma anche al retail cui è stato riservato il 30% dell’offerta. I dettagli e i risultati saranno comunque illustrati domani in una conferenza stampa in programma al ministero dell’Economia dove interverrà anche il ministro Pier Carlo Padoan. Tra le poche voci contrarie all’Ipo è rimasta quella dell’ex ad di Poste Italiane (e ministro dello Sviluppo del governo Monti), Corrado Passera. Per l’attuale leader di Italia Unica «questa quotazione è un errore gravissimo». «Cedere sul mercato il 40 per cento di Poste per 3-4 miliardi di euro significa svendere un bene strategico che svolge un servizio fondamentale per la vita di milioni di italiani», ribadisce l’ex manager mentre Italia Unica ha organizzato per domani un volantinaggio davanti agli uffici postali in tutta Italia e a sedi istituzionali e amministrative.

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