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Nomine in extremis, sull’Auditorium l’ultimo scontro tra Marino e Orfini

di Maria Pia Miscio
Èfatta. Finalmente la Fondazione Musica per Roma ha il suo nuovo consiglio di amministrazione e all’Auditorium Parco della Musica possono tirare un respiro di sollievo. Sia pure con qualche mese di ritardo e dopo non poche vicissitudini burocratico-amministrative, il sindaco Ignazio Marino ha firmato, il 21 ottobre,
le nomine dei nuovi membri del cda, contenute nella delibera già pronta il 5 agosto scorso ma inspiegabilmente dimenticata. Si tratta di Aurelio Regina, confermato alla presidenza della Fondazione, di Josè Ramon Dosal Noriega, amministratore delegato scelto sempre dal sindaco, e di Azzurra Caltagirone. A completare il consiglio, Lavinia Biagiotti, vice presidente indicata dalla Camera di Commercio in qualità di socio fondatore, e di Valter Mainetti, di Sorgente
Group, indicato dal presidente della Regione Nicola Zingaretti. A loro si aggiunge Michele Dell’Ongaro, presidente di Santa Cecilia e membro di diritto del cda.
Insomma, alla fine il lieto fine c’è stato. E ce ne rallegriamo per l’Auditorium Parco della Musica, che si colloca a buon diritto tra le istituzioni culturali italiane più valide e produttive, in termini di qualità e quantità dell’offerta e in termini di biglietti staccati. Certo, non è stato facile. Al risultato i è arrivati solo dopo settimane di stallo, he hanno bloccato di fatto la programmazione del Parco della Musica, e dopo una “variazione in corsa” dello statuto, modificato per adeguarlo alle nuove norme contenute nel Decreto per gli Enti locali, diventato legge il 9 agosto scorso. Probabilmente già la prossima settimana il consiglio di amministrazione si riunirà e ratificherà la nomina del nuovo ad, lo spagnolo Dosal Noriega, scelto personalmente dal sindaco Marino tra 141 candidati, con un criterio non condiviso
dalla Commissione cultura del Campidoglio, che ha bocciato (ma senza diritto di veto) l’operato del sindaco. Fin qui la cronaca. Che impone però di registrare
qualche chiosa al margine. Perché proprio l’Auditorium e il suo nuovo cda sono diventati nuovo terreno di scontro tra il “marziano” e il commissario del Pd romano Matteo Orfini, il quale ha criticato le nomine “last minute”, definendole figlie di una vecchia logica legata ai poteri forti e alle vecchie spartizioni. Ennesimo segnale a Ignazio Marino perché no si illuda di poter ritirare impunemente le dimissioni: nessun appoggio dal partito, e soprattutto da quel Matteo Orfini che, fino
a qualche settimana fa, lo difendeva a spada tratta. Che le scelte di Marino siano criticabili è vero. Lo è soprattutto quella di puntare su uno straniero, Dosal Noriega, sconosciuto ai più, dall’incerta esperienza in fatto di grandi istituzioni musicali. L’attenderemo alla prova dei fatti e ne giudicheremo l’operato. Ma stupisce che solo ora, a cose fatte, Orfini – e con lui il deputato e responsabile Cultura e turismo del Pd Lorenza Bonaccorsi, presidente del Pd Lazio – dica la sua, criticando
le vecchie logiche. Forse a Matteo Orfini, e con lui alla Bonaccorsi, è sfuggito che quegli stessi nomi erano contenuti nella prima tornata di nomine annunciata da Marino, e mai ratificata per impedimenti legislativi, il 10 agosto scorso. In questo caso, Marino non ha fatto altro che depennare una decina di nomi, salvando Mainetti e Biagiotti di competenza della Regione e della Camera di Commercio, e scegliendo alcuni dei suoi candidati. Perché aspettare tanto per criticare le scelte del sindaco marziano?

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