| categoria: politica

Legge di stabilità, niente ticket, restano una scelta delle Regioni

Nessuna parola ticket: nella legge di stabilità non se ne parla mai. La conferma arriva dalla lettura dell’ultima bozza mentre il provvedimento è all’esame del Presidente della Repubblica. La misura resta però, come sempre è, l’ultima di eventuali azioni di ripiano nelle mani delle Regioni. Un’arma spuntata che rischia, secondo la lettura di molti tecnici, di non portare gli effetti sperati ma molti «effetti indesiderati» a partire da quelli politici. «Il testo si limita a sancire la sospensione degli aumenti delle tasse locali – spiega il deputato e responsabile sanità del Pd, Federico Gelli – che non riguarderà, però, le aliquote Irpef e Irap. Non viene in alcun modo previsto un aumento dei ticket, al quale le Regioni potranno far ricorso autonomamente qualora non riuscissero, neanche dopo gli aumenti fiscali, a sanare i propri deficit sanitari. Addossare al Governo le colpe di un possibile aumento dei ticket è del tutto fuorviante». Le Regioni infatti possono introdurre ma anche togliere ticket che già oggi pesano sulle tasche degli italiani per oltre tre miliardi l’anno. E in molti casi la compartecipazione richiesta, soprattutto per la diagnostica e la specialistica, è talmente ‘salata’ da rendere competitiva l’offerta dei centri privati, dove le liste di attesa non sono un problema. «Il Governo e il Pd cercano di tranquillizzare gli italiani facendo credere loro che nella legge di stabilità non si parli di ticket ma solo di rialzi di imposte che potranno essere decisi autonomamente dalle Regioni. La verità è che, con i loro tagli indiscriminati alla sanità, manderanno in rosso anche Regioni come il Veneto, che oltre a lasciare a Roma più di 21 miliardi l’anno di residuo fiscale, presenta bilanci in attivo da sei anni e non è mai andata in piano di rientro, con relativo commissariamento», ribatte il presidente del Veneto, Luca Zaia, in risposta a Gelli. «La verità è che, per non perdere consenso – aggiunge Zaia -, anche stavolta il Governo ha deciso di non applicare i costi standard, che colpirebbero le Regioni ‘sprecone’, quelle con i conti in disordine e con ancora tanto grasso da recuperare da fondi mal spesi, affidandosi invece a tagli lineari che tolgono definitivamente ossigeno a chi pratica acquisti di beni e servizi in modo virtuoso, con il massimo delle economie possibili e senza soggezioni nei confronti dei fornitori». «Così, ed è bene che i veneti lo sappiano – conclude Zaia – Roma taglia a Venezia 250 milioni di euro su cui la Regione aveva basato la programmazione sanitaria dei prossimi anni. Li toglie ad una Regione che non ha mai applicato ticket e addizionali Irpef oltre a quelli che lo Stato ci impone. Sacrifici, che qui non sono necessari, né tantomeno dovuti, a favore di chi spreca».

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