| categoria: Roma e Lazio

Marino studia l’ultima mossa, ritiro dimissioni e aula

Il ‘marzianò Ignazio Marino prova a mettere alle strette il Pd lanciando il suo ultimatum davanti a una piazza piena di suoi fan: »Voi mi chiedete di ripensarci. Io ci penso e non vi deluderò«. E scopre un pò di più le carte della sua ultima mano nella partita Campidoglio minacciando senza più molti veli il ritiro delle dimissioni e il passaggio in Aula Giulio Cesare per il faccia a faccia finale con il suo partito. La palla ora passa ai dem in questo braccio di ferro con il sindaco dimissionario. »L’esperienza è finita« chiosa però il senatore Stefano Esposito che senza esitazioni sembra chiudere ogni via d’uscita, »Per quanto riguarda il Pd, non cambia nulla«. Ma ancora una volta in piazza arrivano i sostenitori di Marino per chiedere di »ripensarci, di tornare sui suoi passi e ritirare le dimissioni«. I supporter del sindaco-chirurgo si sono dati appuntamento oggi sotto il Campidoglio per incoraggiare il primo cittadino ad andare avanti. Rievocano lo slogan con cui Ignazio Marino ha ‘conquistatò il Campidoglio, ‘dajè. Con sullo sfondo l’enorme striscione ‘Daje più fortè, srotolato davanti la facciata di Palazzo Senatorio, centinaia di persone – »siamo più di tremila in piazza« dicevano gli organizzatori – hanno dato vita ad un assedio sonoro al grido di ‘Ignazio, Ignazio, Ignaziò. »Questa piazza mi dà il coraggio e la determinazione di andare avanti« esordisce entusiasta il sindaco dimissionario davanti ai suoi sostenitori. Poi arringa la folla: »State scrivendo una pagina importante della democrazia di questa città«. In piazza si continua a scandire lo slogan ‘Resisti, resisti, resistì. I fan non capiscono perchè il sindaco da loro votato ora debba dimettersi. E di certo non le mandano a dire al Partito democratico, »reo di averlo in questi mesi «abbandonato e all’ultimo sfiduciato» – spuntano anche i cartelli ‘Matteo stai sereno…’, ‘Renzi fai vedere le tue ricevutè. Insomma, oggi più che mai, Marino non sembra aver abbandonato l’idea di portare la crisi politica in Aula Giulio Cesare. Anzi. Il chirurgo dem, che arriva a citare il medico rivoluzionario argentino Che Guevara con la frase «Noi siamo realisti vogliamo l’impossibile», rilancia: «La democrazia non si esercita in stanze chiuse ma nelle piazze. Dobbiamo chiedere un confronto a tutti gli eletti». Non ci sta quindi ad essere etichettato un sindaco «inefficiente» ma soprattutto non vuole finire minimamente accostato al calderone di Mafia Capitale. E se il Pd non gli concederà una resa onorevole, l’onore delle armi su ciò che ha fatto in due anni e mezzo di governo, Marino è pronto ad usare l’assemblea capitolina come il palcoscenico del suo ultimo atto. Una scena che il chirurgo dem, a questo punto, pensa di interpretare nelle vesti di sindaco, quindi ritirando le dimissioni. Ma lì, tra gli scranni dell’Aula Giulio Cesare, ci sono i consiglieri dem pronti a dimettersi in massa. «È un’esperienza finita» chiosa il senatore del Pd Stefano Esposito, ormai ex della giunta Marino: «La posizione del partito è chiara». Addirittura rumors parlano di un’ipotesi azzeramento giunta subito dopo il ritiro delle dimissioni: una mossa in extremis per spuntare un eventuale controffensiva del Pd. Di sicuro il Pd, fiaccato ed estenuato da questo braccio di ferro, vorrà allontanare a tutti i costi l’epilogo in Aula con annessa sfiducia del sindaco. A suggerire una exit strategy l’ex segretario dei dem a Roma, ora deputato, Marco Miccoli: «La proposta è questa – dice – aprire un confronto che duri sei mesi. In questo periodo Marino resta sindaco e il Pd di volta in volta decide se appoggiare le sue proposte, una sorta di appoggio esterno». Ma c’è chi considera «l’era Marino» già finita, come Alfio Marchini che dice «I duelli di palazzo tra Marino e il PD e tra Alemanno e il suo partito sono il funerale di un sistema al collasso. Noi continuiamo a concentrarci su come migliorare la vita dei romani». Mentre per la leader di FdI Giorgia Meloni, che non esclude una candidatura a Roma, il ‘non vi deludero« di Marino, »sembra più una minaccia«. Intanto domani inizieranno per Ignazio Marino i suoi, forse, ultimi sette infuocati giorni da sindaco

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