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MOSTRE/ Enigmatico e controverso, Balthus a Roma

Enigmatico e controverso, ma soprattutto uno dei pittori figurativi più importanti del ‘900, formatosi alla lezione dei maestri italiani del XIV e XV secolo: è questo il Balthus, lontano dallo scandalo e dalla provocazione, celebrato a Roma in una grande mostra allestita da domani al 31 gennaio nelle due sedi delle Scuderie del Quirinale e di Villa Medici, di cui l’artista fu direttore dal 1961 al 1976. Esposte oltre 200 opere tra dipinti e disegni, provenienti dalle maggiori collezioni internazionali, presentate in un percorso unitario, che prevede, nella sede dell’Accademia di Francia, anche la visita agli appartamenti in cui visse e ai restauri da lui curati. «È come se nell’aria fosse rimasta impressa la sua firma invisibile», dice la moglie Setsuko Klossowska de Rola ricordando gli anni romani e l’impegno di Balthus per riportare a splendore la magnifica residenza sul Pincio. «Era un’epoca meravigliosa», prosegue, ancora bellissima e rigorosamente in kimono, protagonista con il marito della vita culturale e artistica della capitale negli anni ’60, condivisa con amici quali Visconti, Fellini, Moravia. «C’era una grande vivacità, Balthus era molto felice di farne parte». E del resto Balthasar K?ossowski de Rola, nato e cresciuto nel cuore dell’elite europea (la madre, dopo un burrascoso matrimonio con il celebre storico dell’arte Erich Klossowski, si unisce al poeta austriaco Rainer Maria Rilke), ha sempre avuto con l’Italia un rapporto privilegiato. A 17 anni, aggiunge Setsuko, Balthus gira la Toscana in bicicletta, alla scoperta dell’arte quattrocentesca, da Masaccio a Piero della Francesca, per un’esercizio di copia che resterà fondamentale nella sua opera. Assimilata nel profondo, la pittura classica è la lezione che sottende l’intera produzione di Balthus, come testimoniano i dipinti allestiti alle Scuderie fin dalla prima sala, occupata dalle copie di alcune scene della Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca, che ispirano tele come ‘La ruè, nelle versioni del 1929 e del ’33. Una sorta di manifesto estetico, in cui la composizione prospettica si collega in modo evidente alla tradizione, contro i dettami del movimento surrealista e delle avanguardie all’epoca imperanti. E inoltre la scena inizia a popolarsi di quei temi scandalosi di fanciulle concupite e bambini morbosi, destinati a suscitare infinite polemiche. Nella selezione romana, soprattutto per le Scuderie, la curatrice Cecile Debray ha volutamente sorvolato sulla produzione più scabrosa (di ‘Lezioni di chitarrà c’è solo un disegno preparatorio, nel contesto del rapporto con Artaud e il Teatro della Crudeltà) puntando invece a documentare gli influssi artistici e letterari. Ecco l’infanzia sospesa tra innocenza, sogno ed elementi di sensualità, scaturiti dalla lettura di Carrol. E non manca la serie dei disegni ispirati a ‘Cime tempestosè della Bronte, dove i protagonisti hanno le sembianze di Balthus e della prima moglie, un legame così drammatico e spietato, che portò l’artista a tentare il suicidio. E come la donna è al centro del celeberrimo ‘La toeletta di Cathy’, così Satsuko è raffigurata nelle grandi tele dipinte a Villa Medici come ‘La camera turcà, circondata dai disegni, dagli scatti, e dagli ultimi incompiuti.

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