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CAMORRA/ Il Riesame mette fuori gli uomini del clan Belforte: “Il gip ha copiato la richiesta del pm”,

Adesione acritica alle scelte dell’accusa, valutazione del pm che il gip ricopia ‘in toto’, ordinanza che riporta pedissequamente la richiesta del pm. Sono parole taglienti, che assumono il significato di una condanna senza appello, quelle adoperate dai giudici del Tribunale del Riesame di Napoli che ha annullato oggi tutte le misure cautelari eseguite nei giorni scorsi nell’ambito di una inchiesta anticamorra. I magistrati sostengono, in estrema sintesi, che il lavoro del gip si è limitato a una sorta di «copia e incolla» degli atti del pubblico ministero. I sedici arrestati, finiti al centro di una indagine sulla attività di spaccio gestita dal clan dei Belforte (attivo a Marcianise, in provincia di Caserta), compresi tre poliziotti accusati tra l’altro di aver scortato Gigi D’Alessio, tornano dunque tutti in libertà e non per la fragilità delle accuse contestate. Il Riesame ha revocato le ordinanze firmate dal gip del Tribunale di Napoli Carlo Modestino senza neppure prendere in considerazione gli indizi di colpevolezza e la questione delle esigenze cautelari, dopo aver constatato come il lavoro del gip non faccia altro che riportare «pedissequamente il contenuto della richiesta del pm, addirittura riproducendo la medesima suddivisione in paragrafi e utilizzando le stesse parole, senza alcuna ulteriore aggiunta, commento o osservazione da parte del gip e quindi senza alcuna autonoma valutazione da parte di quest’ultimo». Insomma, è come se si fosse trattato di un compito in classe che il professore non ritiene di dover valutare nella forma e nel contenuto una volta accertato che l’alunno ha copiato. Neppure la circostanza che il gip abbia respinto quattro richieste di arresti avanzate dal pm è servita a convincere i magistrati del collegio (presidente Teresa Areniello, giudici Roberta Ianuario e Maria Tartaglia Policini) che il giudice non si sia appiattito sulle tesi dell’accusa. La decisione del Tribunale, determinata da una questione di forma, non costituisce quindi una bocciatura delle indagini della squadra mobile di Caserta, coordinate dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e dal pm della Dda Luigi Landolfi, che portarono all’esecuzione l’8 ottobre scorso di 16 misure cautelari. La richiesta di arresti era stata trasmessa al gip poco più di un anno fa. Nel mirino degli inquirenti l’attività di spaccio di droga gestita dai Belforte. Tra i destinatari dei provvedimenti l’esponente del clan Donato Bucciero, la moglie e la nipote Immacolata e Rosa Bencivenga, Giuseppe Liberato, ritenuto tra i capi del gruppo di pusher, Francesco Trillicoso, indicato come colui che comandava l’organizzazione di spacciatori che veniva «sfavorita», a vantaggio dell’altra organizzazione, da alcuni poliziotti del commissariato di Marcianise. Gli agenti Alessandro Albano, Domenico Petrillo e Nunziante Camarca sono accusati in particolare di aver chiuso gli occhi sul business e uno di loro anche di aver venduto droga e aver fatto sesso nell’ufficio e nell’auto di servizio, falsificando inoltre atti e documenti pubblici per ottenere il pagamento degli straordinari. Ai tre poliziotti è contestata inoltre l’accusa di avere utilizzato una vettura di servizio per fare da scorta al cantante Gigi D’Alessio: nel dicembre 2013, invece di pattugliare le strade di Marcianise scortarono con l’auto di servizio D’Alessio alla presentazione di un cd a Napoli. I dirigenti dell’ufficio gip del Tribunale di Napoli non hanno commentato l’ordinanza del Riesame. I magistrati della procura stanno valutando se impugnare la decisione dei giudici o rinnovare la richiesta di misura cautelare integrandola con nuovi elementi.

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