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Il “Caso Ciociaria” imbarazza Zingaretti, ma la conferenza dei sindaci poteva risparmiarsela

Comunque la si metta la situazione è compromessa. La Ciociaria della politica e della Sanità è precipitata in un caos in larga parte indotto volutamente dalla opposizione di centro destra per liberarsi di un direttore generale della Asl “scomodo”. Alle difficoltà obiettive di mandare avanti la quotidianità della gestione si aggiunge infatti un fuoco di sbarramento potentissimo al quale è impossibile resistere. E il governatore Zingaretti è in imbarazzo e in difficoltà. Difende a spada tratta Isabella Mastrobuono dagli attacchi e cerca di “esfiltrarla” riportandola a Roma sulla prestigiosa poltrona dello Spallanzani, ma l’operazione non è così semplice. La cabina di regia della sanità regionale si è inventata una prova accessoria sulla strada degli esami cui sono sottoposti in questa settimana i manager di Asl e Aziende Ospedaliere, il confronto con la conferenza dei sindaci. In programma a Frosinone appunto oggi. «La Mastrobuono potrà anche difendersi nel confronto con la Conferenza dei Sindaci, convocata per esaminare il suo operato, ma è evidente che il direttore generale della Asl di Frosinone non ha mantenuto nessuno dei tanti impegni presi con i primi cittadini, grazie ai quali ha ‘blindatò l’approvazione dell’atto aziendale» dichiara Mario Abbruzzese, consigliere regionale di Forza Italia. «Va, infatti, rimarcato che la manager – ha aggiunto – aveva garantito e scritto sul provvedimento della Asl che si sarebbero al più presto attivate le procedure e le specialità per poter aspirare all’attivazione del Dea di II Livello presso l’Ospedale Spaziani di Frosinone. Purtroppo, nella struttura sanitaria del capoluogo non ci sono state tangibili modifiche che potrebbero far pensare ad una imminente organizzazione, anzi le criticità sembrano aumentare. Dopo il pronto soccorso, in perenne sofferenza, anche la pediatria stenta a garantire i servizi a causa della carenza di personale. Presso il Santa Scolastica di Cassino, invece, ci si aspettava la grande rivoluzione, più volte annunciata dalla Mastrobuono, invece l’ospedale continua ad essere in sofferenza, non si riesce nemmeno a garantire l’attività delle sale operatoria. Non ci sono anestesisti ed il centro trasfusionale funziona a singhiozzo, non esiste nemmeno la disponibilità di un tecnico per l’assegnazione delle sacche di plasma. Una situazione insostenibile considerate le croniche difficoltà del pronto soccorso ed addirittura le criticità nel mese di settembre per trasportare anche i pazienti deceduti in camera mortuaria. Stesso discorso per il Santissima Trinità di Sora dove si attendono le fantomatiche iniziative per la definizione dell’importante Polo Oncologico. Poi ci sono tutte le vicende legate all’ospedale San Benedetto di Alatri, dove è stato chiuso il reparto di ginecologia e ostetricia ed aperta la Casa della Maternità che, secondo testimonianze attendibili, non sembra essere ancora idonea ad accudire al 100% l’utenza.” E questo è il livello dello scontro, uno scontro impari, bisogna ammetterlo. A tirare le fila del discorso c’è il responsabile della cabina di regia, D’Amato, che avrebbe dovuto in partenza fissare le regole del gioco (che valgono in questi giorni per tutti i manager del Lazio, intendiamoci). La valutazione dei Dg, come previsto dalla normativa regionale è essenzialmente tecnico e si deve basare sul riscontro del raggiungimento degli obiettivi fissati all’inizio, tanti femori operati, tanti parti, la realizzazione delle strutture previste (vedi Casa della salute) etc. Il confronto con i sindaci è invece squisitamente politico, quindi tutt’altra cosa. gli amministratori non sono titolati a discutere di obiettivi sanitari, così si falsano il giudizio e la situazione generale. Lo squilbirio va oltre, se si considera che il problema ha spessori, valenze e “rischi” diversi da manager a manager. Quello di Frosinone si deve confrontare con una novantina di sindaci, quelli di Latina, Viterbo, Rieti, Civitavecchia, Tivoli con qualche decina di amministratori; ma i dg della capitale hanno un unico interlocutore, il sindaco Marino. Che come si sa ha ben altri problemi. Davvero uno strano modo di gestire la sanità regionale.

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