| categoria: Roma e Lazio

Dimissioni ritirate? Marino tiene tutti sulla corda

Una giunta “tecnica” e, ancora, l’incognita dimissioni. Quando il sindaco Ignazio Marino, verso le 14, lascia Palazzo Senatorio da un’uscita secondaria, il rebus sulla fine del suo incarico da primo cittadino, che scade (teoricamente) tra cinque giorni, non è affatto sciolto. “Il sindaco di Roma sta ancora riflettendo e valutando la possibilità di ritiro delle dimissioni” fa sapere una nota ufficiale del Campidoglio.
Lui, arrivando in ufficio, a chi gli chiedeva se fosse in procinto di ripensarci già questa mattina in giunta (la quarta negli ultimi 16 giorni) o di approvare il provvedimento per la pedonalizzazione totale dei Fori Imperiali aveva risposto: “Oggi abbiamo una giunta molto importante densa di decisioni che appena sarà finita comunicheremo”. Dalla riunione con gli assessori, convocata alle 11 e andata avanti per quasi tre ore, però non è arrivato nessun annuncio. Una ventina gli atti, tra delibere e memorie, approvati. E per il resto, delibera sui Fori pedonali compresa per la necessità di ulteriori approfondimenti, giunta aggiornata a domani. Ma è soprattutto sulle mosse politiche del sindaco che sul Campidoglio l’atmosfera rimane sospesa. I lavori proseguono a ritmo incessante eppure gli scenari delle prossime ore sono quanto mai incerti.

Le voci di un suo ripensamento si fanno sempre più insistenti. E una delle fedelissime, l’assessore al Patrimonio Alessandra Cattoi, dice chiaramente: “Marino è tentato di ritirare le dimissioni, non perché pensa di risolvere così una crisi politica, ma perché vuole parlarne in Consiglio comunale”. “Da alcuni giorni è stato tentato un dialogo, che è stato molto complicato, con i vertici del Pd – aggiunge Cattoi su Radio 24- ma non essendoci altre vie di confronto aperte, l’unica che rimane è quella istituzionale di ritirare le dimissioni. In questo momento è un atto dovuto ed è l’unica strada per aver un confronto e spingersi a parlarsi. Il sindaco si è presentato dimissionario perché sembrava fosse colpito da un’ enorme vicenda giudiziaria legata alle spese di rappresentanza che poi ha chiarito. Dopodiché io non nutro speranze che si possa andare avanti in questo clima di grande sfiducia. I consiglieri comunali possono sfiduciare il sindaco, ma lo devono dire e spiegare al sindaco e ai cittadini”.

Secondo i “suoi” Marino potrebbe dunque aprire una crisi politica arrivando al confronto in Aula con i consiglieri: sarebbero loro a quel punto a dover fare una mossa per metterlo nell’angolo e far cadere il Comune. E le vie sono due: le dimissioni in blocco e contestuali di almeno 25 esponenti su 48 (ma sarebbero già 30 quelli pronti a farlo) o una mozione di sfiducia bipartisan che ha però tempi più lunghi (una è stata depositata oggi da Fratelli d’Italia). Dalla parte del sindaco continua a stare Sel: “Secondo me Marino farebbe bene a ritirare le dimissioni, non si può uscire così, senza aver minimamente interessato l’Aula. La maggioranza è composta da tre gruppi consiliari che non sono stati mai sentiti. È una questione di correttezza istituzionale” dice Gemma Azuni. E Paolo Cento, segretario romano del partito di Vendola, pressa: “Non c’e più tempo da perdere. Marino riporti la crisi politica del governo di Roma nella sua sede istituzionale e democratica. Il Pd riconosca l’Aula Giulio Cesare come la sede naturale di questo confronto dove ognuno esprimerà le proprie legittime posizioni”.

Ma l’assessore ai Lavori Pubblici Maurizio Pucci frena: “Non mi pare che allo stato attuale ci siano avvisaglie o preannunci rispetto all’ipotesi di ritiro delle dimissioni del sindaco. Ignazio Marino prenderà le decisioni che riterrà più opportune e in base a queste ciascuno trarrà le proprie conseguenze. Lunedì sarò al mio lavoro che non sarà quello di assessore”. E l’assessore ai Trasporti Stefano Esposito, unico assente alla giunta di oggi, aggiunge: “Secondo me non ci sarà nessuna remissione delle dimissioni da parte del sindaco di Roma Ignazio Marino. Quindi non commento qualcosa che non esiste”. Quanto alle indiscrezioni su un suo possibile ruolo di mediazione fra il sindaco e il premier Matteo Renzi, il senatore dem taglia corto: “Non mi occupo di gossip”.

Dopo le relazioni interrotte con il commissario romano e presidente el Pd Matteo Orfini, il primo cittadino sarebbe infatti alla disperata ricerca di un contatto con il presidente del Consiglio, tanto da ipotizzare un blitz stanotte in aeroporto per tentare di incontrarlo.

E intano Orfini torna sul tema del Pd romano e su Facebook scrive: “Il processo di rinnovamento e ricostruzione del Partito nella capitale non si fermerà per mano di strumentali opportunisti. In questi mesi tanti ne abbiamo combattuti insieme, e insieme continueremo a cambiare il Pd Roma”. Una risposta a Fabrizio Barca (che in un’intervista di oggi sul Fatto Quotidiano dice che ci sono “persone che si appoggiano proditoriamente a Marino, e magari nemmeno lo sostenevano prima. Gli stessi che attaccano Orfini, quelli che sperano che il rinnovamento si fermi”), temendo forse qualche defezione dell’ultimo minuto dei “suoi” in favore del sindaco dimissionario. Un’esperienza che Orfini giudica del tutto chiusa, e così il Nazareno. Anche i 19 dem, appena due giorni fa, si erano detti “uniti e coesi e in linea con le decisioni nazionali” ma resta la preoccupazione per le lacerazioni tra gli esponenti del partito romano: non è ancora chiaro se alla prova del voto tutti e 19 si schierebbero contro il primo cittadino. “Anche questo è da vedersi…” sussurra per esempio la vicepresidente d’aula di Sel Azuni.

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