| categoria: sanità

Lorenzin difende la bistecca, in Italia non c’è psicosi

L’allarme lanciato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sul rischio cancerogeno per la carne rossa e quella lavorata non sembra avere scatenato la psicosi, almeno dai primi dati, secondo alcuni invece prevedibile, tra gli italiani: il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ‘difende’ la bistecca, dicendo di «non avere alcun problema a mangiarne», mentre dalle prime stime di Coldiretti emerge che solo l’11% dei cittadini ha ridotto i consumi di tali prodotti. Al momento, la reazione più evidente al Rapporto dell’Oms è quella che arriva dalla California, che starebbe valutando la possibilità di inserire la carne lavorata nel proprio elenco delle sostanze cancerogene, un preludio a possibili etichette di ‘warning’ sulle confezioni. Ben diversa la posizione del ministro Lorenzin: «Non c’è niente di cui dobbiamo avere timore – ha tranquillizzato oggi – attualmente abbiamo nella nostra cultura una corretta e sana alimentazione che bilancia tutti i nutrienti, e la nostra carne è estremamente controllata in tutta la fase di lavorazione, dalla produzione a quello che mangia l’animale, fino al momento della macellazione. La stessa cosa possiamo dire sui nostri prosciutti, e in ogni caso da noi non c’è minimamente il consumo di carni rosse e lavorate che c’è in altri Paesi. Direi – ha ribadito – che invece dovremmo continuare a proporre la nostra Dieta mediterranea come elemento sano ed equilibrato». Ad ogni modo, ha aggiunto, «la documentazione completa su questo studio non ci verrà consegnata prima della metà del 2016». Quel che è certo, comunque, è che la ricerca ha fatto molto discutere, suscitando la preoccupazione anche delle aziende del settore. Ma, contrariamente alle previsioni di molti, ‘l’effetto psicosi’, almeno per ora, non c’è stato: «È ancora presto per dire se si sia verificato un calo nei consumi di carni lavorate e rosse, ma quel che è sicuro è che non c’è stato il forte abbandono all’acquisto avutosi con la mucca pazza», ha affermato Maurizio Arosio, presidente di Federcarni-Confcommercio. Una percezione confermata da un’indagine di Coldiretti, dalla quale emerge appunto che solo l’11% dei consumatori ha contenuto il proprio utilizzo di carne ed insaccati dopo le notizie diffuse. Occorre continuare sulla strada della «corretta informazione per non mettere a rischio un settore che dà lavoro a 180mila persone, genera un fatturato di 32 miliardi ed è uno dei simboli dell’Italia all’estero», ha avvertito il presidente dell’organizzazione, Roberto Moncalvo. Per il vice presidente di Confagricoltura, Antonio Piva, è ancora «prematuro» un calcolo degli effetti sui consumi, ma anche la rete Mcdonald’s, che in Italia annovera 514 ristoranti, fa già sapere di non aver avuto ‘contraccolpi’. Le critiche, comunque, non si placano ed oggi il sottosegretario alle Riforme istituzionali, Luciano Pizzetti, ha sottolineato come «con l’esternazione sulla pericolosità delle carni, l’Oms non protegge la salute ma colpisce l’economia e Paesi come il nostro che fanno della qualità del sistema alimentare e della filiera produttiva un punto di forza». Intanto, l’agenzia dell’Oms per la ricerca sul cancro, lo Iarc, firmataria del contestato studio, annuncia sul suo sito quali saranno le prossime sostanze ‘sotto investigazione’: una serie di composti chimici usati nell’industria e poi, a fine maggio 2016, «il caffè e altre bevande calde».

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