| categoria: sanità Lazio

SCENARI/ I manager di Zingaretti sotto esame

La verifica degli obiettivi dopo i 18 mesi/ I direttori generali delle Asl giudicati – sotto il profilo politico e non gestionale – dalle conferenze dei sindaci. Un test utile (?) ma anche un pretesto o un alibi per consentire a Zingaretti di operare delle scelte con la coscienza a posto. A Frosinone la Mastrobuono ha dovuto soffrire, a Latina il mancato numero legale ha “salvato” Caporossi, a Civitavecchia Quintavalle promosso con riserva

Glauco Pavone
Sta accadendo qualcosa di simile all’operazione short list di due estati fa. La Cabina di regia della sanità regionale, bizzarro organismo nato per supplire alla mancanza di una guida, di un assessore, suggerì a quel tempo a Zingaretti di esaminare tutti gli aspiranti direttori generali sottoponendoli a test e colloqui fino a identificare una lista ristretta di nomi. Una short list, appunto, dalla quale il governatore potesse pescare alla bisogna i manager per Asl e aziende ospedaliere. Non era un obbligo, solo una opportunità (ma questo in molti fecero finta di non capire) e infatti Zingaretti scelte dei fedelissimi anche fuori da quella lista. Oggi il governatore deve fare un cambio di stagione, a metà legislatura, un rimpasto, sostituendo direttori generali non brillanti o non completamente fedeli. E il fido D’Amato, capo della Cabina di regia, ha ripristinato uno strumento rimasto fin qui nel cassetto, la verifica dopo 18 mesi in base agli obiettivi prefissati e alla mission concordata. Alla verifica, affidata ad una commissione ha aggiunto il giudizio della conferenza dei sindaci di ciascun territorio. Ed è appunto l’operazione che si sta realizzando in questi giorni. Come accadde per la short list si fa credere che abbia un significato, un peso, che conti qualcosa insomma. Invece appare chiaro che il governatore ne terrà conto se e come vorrà in base alla sua strategia. Il giudizio dei sindaci potrebbe servire come scusa per liberarsi di un manager scomodo, ad esempio. Tanto Zingaretti non deve rendere conto a nessuno. In questa prospettiva i test che si stanno tenendo in questi giorni hanno valenze e caratteristiche tutte particolari, ma vale un discorso di fondo: i manager vanno valutati in base agli obiettivi raggiunti, tanti femori operati, tanti parti, tante strutture aperte o chiuse, tanti risparmi o sforamenti di budget. Valutazioni tecniche e amministrative, di gestione. I sindaci possono dare solo un giudizio “politico”, esprimendo un parere sull’impatto del direttore generale sulle realtà del territorio, sui rapporti con l’utenza e con le amministrazioni. Tenendo conto che il dg esprime a livello locale la politica del governatore, quindi la valutazione dei sindaci vira su un giudizio nei confronti della politica regionale. Discorso confuso e complesso, ma si può tradurre in fretta. In questi giorni la conferenza dei sindaci del Frusinate non è stata tenera con la Dg Isabella Mastrobuono, al centro di polemiche violentissime e con un territorio in rivolta. Ma ha anche riconosciuto il valore del lavoro compiuto. Zingaretti le ha assicurato una exit strategy e le ha già promesso la guida dello Spallanzani,. A Latina il dg Caporossi, contestatissimo, e considerato tra i manager da sacrificare, è stato “salvato” da una provvidenziale (ma non casuale) mancanza di numero legale. E nessuno è certo che la conferenza dei sindaci verrà sul serio riconvocata. A Civitavecchia, cuore della Asl RmF. Zingaretti si è recato personalmente per manifestare il suo dichiarato sostengo al manager Quintavalle, non precisamente amato dal sindaco grillino Cozzolino: ed è finita con un giudizio positivo pur con riserve. Anche alla Asl dei Castelli c’è qualche problema. E l’elenco può continuare. Così governa Zingaretti

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