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Aids, in Italia oltre seicento bambini nati con Hiv

«In Italia circa sono circa 660 i bambini e i ragazzi nati con Hiv. Chiediamo responsabilità e azioni contro lo stigma». Massimo Oldrini, presidente della Lila (Lega italiana per la Lotta contro l’Aids), interviene sulla vicenda della bambina esclusa dalla scuola e da 35 comunità di accoglienza perché con Hiv, un caso denunciato ai media dai genitori affidatari della piccola. «È inaccettabile – dice – che nel 2015 un Ufficio scolastico regionale inviti una bambina con Hiv a fare lezioni a distanza. Questo episodio ci riporta la grande ignoranza sul tema proprio da parte di quelle istituzioni che devono occuparsi dell’istruzione e della cura dei più piccoli». E anche per questo la Lila, in occasione del prossimo 1 dicembre, Giornata mondiale dedicata alla lotta alla malattia, «chiede alle istituzioni non fiocchi rossi, ma programmi e azioni contro lo stigma che durino tutto l’anno». «Da quanto è stato riportato – continua Oldrini – non è stato solo il preside a escludere la bimba, ma l’Ufficio scolastico regionale ha proposto le lezioni a distanza come se non conoscesse i modi in cui si trasmette il virus». Il presidente della Lila ricorda che, secondo i dati 2012-2013 raccolti nel Registro pediatrico tenuto dall’ospedale Meyer di Firenze, oggi sono precisamente 656 i giovani e adolescenti che hanno acquisito l’Hiv dalla madre negli anni ’80-’90. «Bambini e ragazzi che devono essere accolti come tutti gli altri dalle comunità e dalle istituzioni – invita Oldrini – e aiutati a capire che il virus non impedisce le normali relazioni con gli altri». «Oggi – prosegue il numero uno della Lila – le terapie antiretrovirali abbattono del 96% la carica virale e, associate ai preservativi, permettono di avere rapporti sessuali tra persone siero-discordanti e anche di avere figli senza alcun rischio di trasmissione del virus. Ma le conoscenze sul tema sembrano rimaste agli anni ’80-90». «Nel caso denunciato ieri, come in moltissimi altri episodi di discriminazione che le persone riportano alla Lila in forma anonima, la responsabilità e l’ignoranza non è di un singolo, ma della collettività – continua Oldrini – Questo avviene perché in Italia non si parla più di Hiv e non esistono programmi nazionali per la prevenzione della trasmissione e il contrasto dello stigma». «Denunciamo non solo che una scuola abbia rifiutato la bimba, ma che lo abbiano fatto le comunità di accoglienza per minori. L’ignoranza – conclude Oldrini – riguarda anche il mondo dei servizi sociali e sanitari, come ci dicono le segnalazioni che riceviamo su persone con Hiv rifiutate nei centri per anziani».

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