| categoria: Dall'interno

Il giallo di Brescia. Senza esito le ricerche fuori dalla fonderia

Sono durate otto ore e non hanno portato risultati le nuove ricerche di Mario Bozzoli, l’imprenditore bresciano svanito nel nulla dalla sera dell’8 ottobre. Ferme fino a lunedì le analisi delle scorie, da parte dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, all’interno della fonderia di Marcheno, nel Bresciano, dove l’imprenditore è stato visto vivo per l’ultima volta, oggi sulla scena sono tornati gli uomini della Protezione civile, i Vigili del fuoco e il Corpo forestale dello Stato, in tutto 40 persone. La richiesta della Procura era di cercare elementi utili ai fini dell’indagine all’esterno della fonderia di Marcheno. Controllato per oltre quattro chilometri il fiume Mella che scorre alle spalle dell’azienda. La speranza era che le piogge degli ultimi giorni potessero aver mosso le acque riportando in superficie elementi riconducibili a Mario Bozzoli. Ma così non è stato e dopo questa giornata la convinzione degli inquirenti diventa sempre più una certezza: l’imprenditore non è mai realmente uscito dalla sua azienda. La sera della scomparsa, nell’area della fabbrica, oltre a Bozzoli c’erano otto persone; l’addetto ai forni Giuseppe Ghirardini, scomparso sei giorni dopo il suo datore di lavoro e poi trovato cadavere nei pressi di Ponte di Legno, due operai, il nipote di Mario Bozzoli, Alex che vive con la moglie (anche lei presente in fonderia) in un appartamento dentro i cancelli della Fonderia, e una segretaria richiamata per compilare una bolla per trasferimento di materiale. Tutti sono stati ascoltati dagli inquirenti e nessuno in queste tre settimane è stato in grado di dire dove possa essere finito Mario Bozzoli. Dopo l’esito negativo delle ricerche odierne la Protezione civile non tornerà a Marcheno nelle prossime ore. Lunedì invece è previsto un nuovo ingresso nei capannoni della Bozzoli srl di Cristina Cattaneo, che sta passando in più setacci, con maglie più grandi e poi viavai più piccole, le scorie di fonderia presumibilmente scartate tra la serata della scomparsa di Mario Bozzoli e la attiva successiva. Gli investigatori cercano due impianti dentali in titanio che l’imprenditore montava, come confermato dal figlio dell’uomo, odontoiatra di professione. In Procura l’inchiesta resta aperta per sequestro di persona, «e senza il ritrovamento del cadavere il fascicolo non cambierà» viene assicurato, così come viene garantito che non risultano esserci persone iscritte nel registro degli indagati.

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