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Sollecito al congresso dei radicali. Ma non entra in politica

Giorno più giorno meno, otto anni dopo l’omicidio di Meredith Kercher, Raffaele Sollecito è salito sul palco del congresso dei Radicali Italiani, a Chianciano Terme (Siena). La studentessa inglese venne uccisa a Perugia fra il primo e il 2 novembre 2007. Nel tempo trascorso da quella notte, Sollecito è stato imputato in cinque gradi di giudizio, finché, pochi mesi fa, la Cassazione lo ha assolto definitivamente dall’accusa di aver partecipato all’omicidio. Appena poggiato piede nell’hotel che ospita il congresso, Sollecito ha messo le mani avanti: «Non ho alcuna voglia di entrare in politica e fare politica». Oggi Raffaele è un informatico: porta avanti un progetto finanziato dalla Regione Puglia per un App sulla commemorazione dei defunti. Ed è autore di un libro, «Un passo fuori dalla notte», edito da Longanesi, dove racconta la propria vicenda giudiziaria. «Il carcere rende dei vegetali – ha spiegato – perché esistono condizioni assurde e inumane. È una scuola di reclutamento per la mafia». All’ingresso della hall dell’albergo, su un banchetto c’erano i libri di Sollecito. Su quello accanto piante di marijuana, ma di quella privata di effetti stupefacenti, assicurava il venditore. Accompagnato dal padre, Francesco, che dai tempi delle indagini non lo ha praticamente mai perso d’occhio, prima di salire sul palco Raffaele ha firmato autografi sul libro e ha pure scattato qualche selfie con i simpatizzanti radicali. Il suo intervento – con tanto di proiezione di foto della polizia scientifica – è stato introdotto dal quello del suo difensore, l’avocato Luca Maori. Spigliato, a tratti amaramente ironico, Sollecito ha ripercorso il suo caso, parlando di «diritto calpestato e sotterrato». E poi, riferendosi alla vita nel carcere, che Sollecito ha vissuto per quattro anni (sei mesi dei quali in isolamento): «Voi terreste mai il vostro cane in gabbia per 22 ore al giorno? È inumano, trasforma in vegetali». Il suo intervento è stato sottolineato da qualche applauso. Alla fine lo ha raggiunto la segretaria dei Radicali Italiani, Rita Bernardini, che lo ha abbracciato e baciato. Prima dell’assoluzione finale, Sollecito è stato condannato per due volte, insieme ad Amanda Knox, per l’omicidio di Meredith. «Ho fatto appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella – ha ribadito – affinché possa fare luce sulle responsabilità di chi ha sbagliato, distruggendomi l’esistenza». Nonostante il debutto al congresso, nonostante la tessera radicale presa più di un anno fa, non pare che per lui venga pronosticato un futuro politico. «Sono stato sorpreso della qualità del suo intervento e della sua riflessione» ha detto Marco Pannella, che però non vede paralleli con il caso Enzo Tortora: «No, nel senso che di vittime della giustizia c’è l’imbarazzo della scelta». Prima di salire sul palco, alla vigilia dell’anniversario dell’omicidio, Raffaele ha riservato «un pensiero» alla famiglia di Meredith. «Mi auguro che accettino la realtà – ha concluso – Io e Amanda siamo innocenti

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