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FOCUS/ Il “sultano” si riprende la Turchia e sogna il 2023

Il voto che oggi gli ha restituito il controllo della Turchia non ha mai voluto definirlo anticipato, ma ripetuto. Perché aver perso a giugno la maggioranza assoluta lo ha sempre considerato come un incidente di percorso da correggere. A 61 anni, dopo averne passati già 12 alla guida della Turchia, Recep Tayyip Erdogan promette di restarci ancora a lungo. Del resto, l’ex venditore ambulante di pane diventato capo dello Stato dopo oltre un decennio da primo ministro punta da tempo a comandare la Turchia almeno fino al 2023, centenario della Repubblica, consacrandosi definitivamente alla Storia come l’anti-Ataturk. Anche se non ha ottenuto la maggioranza necessaria a modificare la Costituzione per costruire la Repubblica presidenziale di cui si sogna a capo, Erdogan continuerà a guidare il Paese malgrado un ruolo formalmente super partes. Il leader che più di tutti ha cambiato la Turchia dai tempi del ‘padre della patria’ Mustafa Kemal Ataturk, dopo le elezioni di giugno le ha mostrato il volto di un Paese che senza il suo pugno di ferro sprofonderebbe nel caos. E l’ha convinta. A che prezzo, non sembra interessargli granché. Da allora è ripresa la guerra con il Pkk nel sud-est, raggiungendo livelli di violenza mai visti dagli anni Novanta, e le pressioni sui media di opposizione hanno raggiunto picchi sconosciuti anche a un Paese che sotto la sua guida era già precipitato al 149esimo posto nella graduatoria della libertà di stampa di Reporters sans Frontières. In sostanza, accusano le opposizioni, la Turchia è diventato un regime autoritario. In questi anni Erdogan ha cambiato pelle. All’inizio della sua esperienza, nei giorni bui del post 11 settembre, i governi di mezzo mondo guardavano a lui come al leader in grado di smentire la tesi del conflitto di civiltà. Nell’ottobre 2005 furono proprio le sue prime riforme a convincere Bruxelles ad aprire i negoziati per l’ingresso di Ankara nell’Ue dopo un lungo stallo. Trainato da un’economia galoppante, per molti il suo governo era un modello di convivenza tra islam e democrazia. Poi però, appena ne ha avuto la forza, Erdogan ha radicalizzato le scelte dentro e fuori la Turchia, fino all’ambizione di guidare un nuovo ‘Grande Medio Oriente’: dal sogno europeo a quello neo-ottomano. Dopo sono arrivate la repressione delle oceaniche proteste di Gezi Park e le indagini sulla Tangentopoli del Bosforo, che hanno lambito la sua famiglia prima di finire per molti insabbiate. Così, oggi che il ‘sultano’ è tornato trionfatore, in tanti rievocano preoccupati le sue parole come giovane sindaco di Istanbul: «La democrazia è come un tram. Quando si è arrivati dove si vuole, si scende».(

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