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Volkswagen lo scandalo si allarga ai veicoli a benzina, tonfo in Borsa

La parola dieselgate è ufficialmente superata: lo scandalo Volkswagen si allarga, con le rivelazioni sui dati falsi sulle emissioni di CO2 relative a quasi 100 mila veicoli a benzina. E il colosso di Wolfsburg ha vissuto oggi un’altra giornata da incubo: con il crollo in Borsa (a Milano le azioni privilegiate hanno chiuso a -9,5% a 100,45 euro, sotto i 101) e il nuovo schiaffo di Moody’s, che ha tagliato il rating da A2 ad A3, per «i rischi crescenti per la reputazione e gli utili futuri», dopo le nuove ammissioni. Anche il clima politico si fa più teso a Berlino: il ministro dei Trasporti ha dovuto riferire della vicenda in Parlamento, dove ha garantito che tutte le serie dei veicoli attualmente sul mercato sono sottoposte a verifiche. E Angela Merkel ha ribadito che il marchio ha «il dovere di un chiarimento dei fatti in piena trasparenza». Salvo poi constatare che queste ennesime rivelazioni arrivano proprio dalle indagini interne compiute dalla stessa compagnia. È già qualcosa, commentano in cancelleria. Proprio l’estensione del caso alle emissioni CO2 rendono possibili però anche sanzioni europee (non previste sul fronte dei valori dei NOX, quelli violati secondo le notizie iniziali arrivate dagli Usa): e dalla Commissione è arrivata oggi la richiesta di procedere celermente alla notifica dei dati. È stato Alexander Dobrindt, delegato ai Trasporti del governo tedesco, ad affermare in parlamento che i dati falsi sui valori di CO2 riguardano 98 mila auto a benzina. Ieri Volkswagen aveva fatto capire che il problema andasse oltre i motori diesel, confessando di aver riscontrato irregolarità che potrebbero riguardare circa 800 mila veicoli, nella maggior parte dei casi diesel. Intanto, preventivamente, insieme ad Audi e Porsche, l’impresa di Wolfsburg ha deciso di stoppare la vendita di ulteriori serie di modelli diesel negli Stati Uniti: si tratta delle vetture equipaggiate con il motore 3 litri V6, finito nel mirino dell’Epa. Lo scenario, per il la casa che ha già cambiato i vertici, mandando via il ceo Martin Winterkorn e cambiando le decisioni sulle nomine al consiglio di sorveglianza, è sconfortante: Vw ha già perso 23 miliardi di euro in borsa dall’esplosione del dieselgate. E come sempre il dibattito, domestico e internazionale, riguarda le sorti del settore auto e del buon nome del Made in Germany. Anche dopo queste ultime rivelazioni non c’è motivo di temere, ha detto il portavoce di Merkel Steffen Seibert. Gli ha fratto eco anche il vicecancelliere Sigmar Gabriel, escludendo danni irreparabili ai prodotti tedeschi per il futuro.

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