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Renzi boccia la proposta Boeri, no a tagli

A Palazzo Chigi negano uno scontro tra Matteo Renzi e Tito Boeri sulla divulgazione della proposta per riequilibrare il sistema pensionistico. Ma da mesi ormai, a quanto si apprende, il dossier del presidente dell’Inps era stato tolto dal tavolo del governo: non solo costoso, ma anche politicamente e giuridicamente troppo complicato da realizzare. «Penso sia un errore tagliare le pensioni, dobbiamo dare fiducia agli italiani» sostiene il premier che rivendica il taglio delle tasse, a partire dalla Tasi, come cardine della legga di stabilità. La proposta di Boeri che, ammette il premier, ha certo «un valore di equità», è da giugno al vaglio di Palazzo Chigi. Ma il team di economisti, che nelle prossime settimane diventerà una vera e propria unità di missione, dopo aver valutato i pro e i contro ha consigliato a Renzi di non prenderla in considerazione. Ad escludere la via dei prelievi a vitalizi e pensioni alte a favore di un reddito minino sono stati più fattori che vanno al di là dei costi. «Politicamente – spiega una fonte di maggioranza – è discutibile colpire pensioni da 2mila euro, che non sono stellari, o togliere a pensioni da 2mila euro per incentivare la flessibilità in uscita magari di persone che riceveranno un assegno di 4mila euro». C’è poi, ragionano a Palazzo Chigi, la constatazione che una riforma del genere «è giuridicamente complicata» perché si espone al rischio di ricorsi alla Corte Costituzionale. Considerazioni che Renzi ha ascoltato insieme alle tesi di Boeri. Ma poi a prevalere nella decisione è la ratio che il premier rivendica alla base della legge di stabilità. «L’Italia è ripartita, dobbiamo cogliere i segnali di crescita positiva e dare con la manovra un’accelerata» a consumi e ripresa, ha ribadito il leader Pd anche martedì scorso per spuntare le armi delle critiche della minoranza interna sullo scarso tasso di sinistra nella manovra. Una legge di stabilità che, si fa vanto il premier, non prevede alcun aumento delle tasse perché in questo momento «bisogna ridare fiducia agli italiani», convincerli che la crisi è alle spalle e incoraggiare la ripartenza. Per questo, scartata la proposta Boeri, l’unico intervento che «nel 2016», chiariscono fonti di maggioranza, sarà fatto al sistema pensionistico sarà quello di creare meccanismi, poco onerosi per lo Stato, per incentivare la flessibilità in uscita. Una riforma su cui il premier, i ministri competenti dell’Economia e del Lavoro stanno ragionando insieme a Boeri per avere numeri certi sull’intervento. Quindi, spiegano a Palazzo Chigi, la collaborazione con il presidente dell’Inps va avanti come prima. Anche se c’è chi, nella maggioranza, si chiede stupito perché Boeri abbia deciso di diffondere oggi la sua proposta visto che ormai il governo aveva deciso di accantonarla. Anche per evitare confusione di ruoli e proposte, Renzi ha deciso di «istituzionalizzare» il team di economisti che lo affianca da mesi a Palazzo Chigi. È confermato, infatti, che nascerà una vera e propria unità di missione a capo della quale andrà Tommaso Nannicini, che sarà nominato sottosegretario alla presidenza del consiglio quando il premier deciderà di riempire le caselle del governo, dagli Affari Regionali ai viceministri dello Sviluppo e degli Esteri, da mesi vacanti.

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