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IL PUNTO/ Gabrielli: “Immorale stanziare 1.700 uomini per il derby, la città resta scoperta”

È polemica sul derby Roma-Lazio. Mentre in città si respira aria di allerta – per lo sciopero delle curve, il rischio contestazione intorno allo stadio semivuoto e l’arrivo degli hooligan londinesi del West Ham – il prefetto Franco Gabrielli ammette di non essere affatto sereno.Quello di domenica, infatti, sarà il primo faccia a faccia fra le due squadre che vedrà in campo le tante contestate misure prefettizie e, in particolare, la divisione della Curve con le nuove barriere.

“Per domenica dobbiamo avere in qualche modo un po’ paura? Io non sono serenissimo – ha ammesso Gabrielli ai microfoni di Radio Radio – purtroppo anche lo scorso derby che è stato fatto senza barriere e non c’era la questione di cui stiamo parlando, un derby in cui abbiamo impiegato 1.700 uomini e purtroppo ci sono stati due accoltellati, ci sono stati incidenti a Ponte Milvio, ci sono state cariche”.Secondo l’ex numero uno della Protezione civile, inoltre, è “immorale far impiegare 1.700 uomini per una partita di calcio quando ci sono intere aree della città che non vedono una volante neanche pagandola di tasca propria”.Per Gabrielli, inoltre, “tutto questo lo dobbiamo perché in questa città ci sono ancora manifestazioni di tifo violento, le pungicate, gli accoltellamenti che ormai non ci sono più in gran parte di Europa e ci sono a Roma. E allora cominciamo a invertire l’ordine dei fattori”.Parlando poi delle misure prese, il prefetto ha ricordato: “Io ho detto: ‘Guardate, dimostrateci nei fatti che il tifo è soltanto la partecipazione a un evento sportivo e io per primo sono disposto a rivedere determinate posizioni. Le barriere non le abbiamo costruite con il cemento armato, non le abbiamo costruite per essere inamovibili, le abbiamo messe perché chiaramente abbiamo fatto seguire dei provvedimenti a dei comportamenti. Dimostrateci che tutto questo è superfluo. I più grandi fautori della pace sono i militari perché alla fin fine in guerra ci vanno loro. Io ho tre figli che tra un po’ chiederanno di cambiare il cognome per le contumelie che si sentono sui social network. E tutte queste contumelie, e qui è il paradosso, nascono da un provvedimento che è volto a a garantire la sicurezza per le stesse persone che fanno del mio cognome l’obiettivo dei peggiori insulti”.Sulla questione è intervenuto da Milano anche il commissario Francesco Paolo Tronca: “La preoccupazione in un prefetto non ci deve essere mai, perché altrimenti la preoccupazione alla fine si trasforma in negatività”.“Un prefetto – ha aggiunto – non deve mai avere atteggiamenti trionfalistici, deve con grande umiltà sempre approcciare i problemi ma deve avere davanti soltanto una cosa: il senso, il significato e la consapevolezza della propria responsabilità. Gabrielli – ha continuato Tronca – è un collega di assoluto valore con cui ho lavorato spesso insieme affrontando momenti difficili. Devo dire che c’è stata sempre un’intesa meravigliosa, assoluta, perfetta, quindi io sono soltanto contento di poter riprendere a lavorare con un vero amico”.

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