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Monopoly, vicolo stretto compie 80 anni ed è icona pop

Tablet, smartphone, videogiochi, app, non c’è ricerca che non testimoni ormai la nostra dipendenza dai device per ogni attività, prima di tutte l’intrattenimento. Per i giovani poi non esiste altro, tant’è vero che anche il cinema, la musica e la tv passano lì dentro in pochi centrimetri quadrati. Ma qualcosa sfugge all’ingranaggio, magari con aria vintage come il calcio balilla o polverosa come la scatola del Monopoly. Ecco così che ci ritroviamo a festeggiare un anniversario tondo, 80 anni – il 5 novembre 1935 la prima scatola italiana, pochi mesi dopo (era il 19 marzo, stesso anno) quella americana – del gioco in scatola più famoso e amato e soprattutto ancora in sella, con nuove edizioni e nuovi abiti cuciti da Hasbro, come gli ultimissimi Giro del Mondo e l’ancora inedito Star Wars. Parco della Vittoria, Vicolo Stretto… ciascuno ha i suoi ricordi e le sue tattiche: compro tante abitazioni da poco prezzo o punto subito ai Parioli? Strategie finanziarie da imprenditori in erba, di quando avevamo pochi anni e per soldi i foglietti di carta del gioco, con i dollaroni stampati e si estraeva a sorte per scegliere il segnalino. Battaglie tra fratelli o con tutta la famiglia o in maratona notturna come tra amici all’università: uno dei segreti del successo è certamente la condivisione, magari solo un’ora ed è subito casa. E oggi ancora giocare di nuovo quasi non fosse cambiato nulla. Accade con poche cose, due mani a briscola, una partita a scacchi. Un lusso incredibile quando accade e una grande soddisfazione vedere i giovani di oggi giocare ancora con Imprevisti, Probabilità, Andare in prigione senza passare dal via. I numeri sono incredibili: più di 1 miliardo di giocatori in 114 paesi nel mondo, in 47 lingue, e oltre 350 milioni di scatole vendute. Dalla prima partita al Monopoly sono state costruite oltre 6 miliardi di casette verdi e più di 2 miliardi di alberghi rossi. E si stampano, leggenda vuole, più soldi del Monopoly che dollari veri. Le curiosità infinite, come la versione più preziosa al mondo, quella del 1998 creata dal gioielliere Sidney Mobell: un Monopoly tutto d’oro e pietre preziose dal valore di 2 milioni di euro. O il viaggio nello spazio a bordo dello Space Shuttle Atlantis (nel 2007), persino un documentario dedicato e premiato con l’Emmy (2010), The Monopoly Story. Tutto comincia da Charles Darrow, il creatore del Monopoly che basò il gioco sulla ‘planimetria’ della sua città Atlantic City. Era il 1933 e ne fece un prototipo con oggetti che aveva in casa. Provò a vederlo alla Parker Brothers che lo rifiutò sostenendo che c’erano 52 errori prima di tutti la complessità. Darrow non si diede per vinto, depositò il copyright e lo commercializzò in un grande magazzino della sua città. Vedendo che le vendite andavano benone, la Parker Brothers riconsiderò l’affare – questo sì che è fiuto – e ne acquistò i diritti. Il successo, correva l’anno 1935, fu immediato in America: già 35 mila scatole il primo anno per appena 2 euro ciascuna. Hasbro, già un colosso, acquistò direttamente la Parker e fu così che già nel ’35 il boom fu mondiale, anche per la distribuzione in Europa, tramite la Waddington inglese che adattò le strade alle meglio conosciute vie di Londra. E in Italia? L’edizione venne localizzata e commercializzata a partire dal 1935 da Emilio Ceretti. Essendo in pieno regime fascista, le leggi dell’epoca proibivano l’utilizzo di nomi inglesi, così venne deciso di italianizzare il nome mantenendo al contempo la pronuncia all’inglese. I nomi delle vie erano quelli della Milano dell’epoca, con l’eccezione di Vicolo Corto e Vicolo Stretto, ma dopo la caduta di Mussolini alcuni nomi, come Via del Fascio, vennero sostituiti con altri più neutrali. Il resto è storia, quella di un’icona pop, un simbolo lifestyle che ha resistito ad ogni videogame.

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