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VATILEAKS/ Pell, andiamo avanti, serve moralizzazione

I documenti riservati della Santa Sede, pubblicati in questi giorni in due libri-inchiesta, confermano la necessità di un’opera di moralizzazione per le finanze del Vaticano. A parlare è il cardinale australiano, George Pell, Prefetto della Segreteria per l’Economia e di fatto alla guida del nuovo corso per le finanze d’Oltretevere. Anche lui in qualche modo è stato chiamato in causa per le spese di avviamento del nuovo dicastero. Spese che nei giorni scorsi ha giustificato, voce per voce. Ma Pell distingue tra il trafugamento delle carte di persone che dovevano essere fedeli al Papa e «la sostanza» dei documenti in questione, che comunque in Vaticano era nota e che ha spinto appunto alla riforma. «Tutte queste rivelazioni – ha spiegato oggi pomeriggio Pell alla Pontificia Università Urbaniana, dove ha ritirato il Premio Sciacca – rafforzano la necessità di una riforma moralizzatrice». La riforma voluta con forza da Papa Francesco, e invocata già dalle Congregazioni generali che avevano preceduto la sua elezione al soglio pontificio, «va avanti», dice il card. Pell. «Il lavoro di Cosea era ben noto a noi, è un ottimo lavoro, e seguiamo quella sostanza. È da lì che stiamo andando avanti». La Cosea è la commissione che era stata incaricata di studiare la riforma delle finanze vaticane e i cui documenti sono finiti nei libri di Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi, ‘Avarizia’ e ‘Via Crucis’. Della Commissione, che a fine lavoro è stata sciolta, facevano parte anche i due indagati del nuovo Vatileaks, monsignor Lucio Vallejo Balda, che era proprio alla guida della stessa, e Francesca Immacolata Chaouqui. Sulle spese della sua nuova Segreteria, circa 500mila euro in un anno, Pell aveva già fatto sapere nei giorni scorsi che erano state fatte deduzioni «false e fuorvianti». Oggi pomeriggio è arrivato all’Urbaniana per ritirare il premio sereno, sorridente. E Ai giornalisti che gli chiedono se in questa vicenda di nuove rivelazioni sulle finanze vaticane, si senta un po’ il capro espiatorio, il cardinal Pell ha risposto: «No, io sto molto bene, andiamo avanti».

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