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IN PRIMO PIANO/ Emergenza, per la capitale si avvicina il momento della verità

Un mese all’ora zero (apertura del Giibileo) e nessuna certezza. Nessuno risponde agli allarmi, nessuno precisa. E non è un buon segno. Le nuove ambulanze non sono state acquistati, medici, infermieri, barellieri, ausiliari non sono stati ancora assunti e formati. Anche il fantomatico “numero unico “ resta un buco nero del quale non vuole parlare nessuno Per il nuovo servizio manca una manciata di giorni al D-day. Ma pare che anche in questo caso si sia in forte ritardo.

Giulio terzi

Un mese all’ora zero (apertura del Giubileo) e nessuna certezza. Nessuno risponde agli allarmi, nessuno si sente in obbligo di chiarire, di precisare. E non è un buon segno. Le nuove ambulanze non sono state acquistati, medici, infermieri, barellieri, ausiliari non sono stati ancora assunti e formati. Anche il fantomatico “numero unico “ resta un buco nero del quale non vuole parlare nessuno Per il nuovo servizio manca una manciata di giorni al D-day. Ma pare che anche in questo caso si sia in forte ritardo. Dovevano entrare in campo (proprio ora, nel momento più sbagliato) i vincitori del bando per la sostitizione di uomini, mezzi e postazioni della Croce Rossa. Ma pare non sia successo niente. La situazione è per lo meno delicata, se non vogliamo dire critica. Proviamo a riassumere per punti. Le nuove ambulanze per il Giubileo? Zero, tutto fermo, le prime due gare sono andate deserte, della terza non si sa niente. Verranno prese all’ultimo minuto e certamente non a un prezzo conveniente? Probabile, dovrebbero essere una quarantina, spacciate come un valore aggiunto, mentre se arriveranno andranno a coprire i buchi lasciati da quelle giacenti nei parcheggi e pronte per lo sfasciacarrozze. Le assunzioni di medici, infermieri, barellieri? Tutto ancora in itinere, senza scendere in imbarazzanti dettagli. Un dato è certo, nessuna assunzione è stata fatta, e se si considera che gli assunti dovranno fare un periodo di formazione e si guarda il calendario si può cominciare a tremare.
Ma non è finita. Siamo alla vigilia dell’avvio del famoso “numero unico”, quel 112 imposto dalla Ue che dovrà fare da collettore a tutte le chiamate di emergenza, sanitaria, di ordine pubblico e altro sostituendosi ai carabinieri, al 113, al 115, al 118. Si parte il 17, tra una manciata di giorni,nella maxi sede riattrezzata di via Laurentina dovranno sedersi con le cuffie alle orecchie almeno cento operatori superspecializzati in grado di decidere in una manciata di secondi sull’invio di una ambulanza, delle volanti per una rapina in corso, dei pompieri per un incendio sulla base di valutazioni fatte in tempo reale. Ma gli operatori non ci sono ancora. Si è preferito fare un bando riservato all’interno del sistema, fidando nel fatto che telefonisti del 118, di altri servizi ed agenzie scegliessero la nuova impresa. Si sono presentati in pochissimi, e tra questi alcuni hanno rinunciato subito. Diciamo che siamo ad un terzo dell’organico necessario. Che ovviamente in qualche modo dovrà essere formato. E’ chiaro, siamo in affanno ma non ancora nel panico. Che potrebbe subentrare tra qualche giorno.

In questo panorama un piccolo giallo, che certo non contribuisce a rasserenare l’ambiente e mettere il sistema in condizione di funzionare al meglio. Qualcuno ricorderà che l’estate scorsa una Ati di imprese, raccolte dietro la Health Croce Amica ( azienda leader nel campo privato), aveva vinto la gara per subentrare alla Croce Rossa, storico partner dell’Ares 118. La Cri, già turbata dalla sua trasformazione istituzionale, aveva fatto una offerta troppo alta. Ed era stata tagliata fuori. Una battaglia legale durata un anno aveva congelato la situazione, ma il Tar ha dato per l’ennesima ragione ai vincitori che con un comunicato hanno avvisato nei giorni scorsi la loro entrata in campo dal primo novembre, con uomini e mezzi al posto dei presidi della Cri. Un nodo rimaneva aperto, l’assorbimento di alcune centinaia di operatori ex Cri. Il passaggio di consegne, ad oggi, non è avvenuto, tutti tacciono, ma è chiaro anche ad un bambino che non si possono sostituire uomini e mezzi sul territorio su uno scacchiere così delicato per la vita della gente. Avverrà nei prossimi giorni? L’operazione si sommerà al già citato restyling del parco mezzi e uomini dell’Ares? C’è da mettersi le mani nei capelli. E nessuno ne vuol parlare, anche se il problema c’è, ed è enorme

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