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IL PUNTO/ M5S snobba Salvini-Fassina e vara il suo piano per le comunali

Corteggiati da Matteo Salvini e anche da Stefano Fassina: il pericolo di un boom M5s alle comunali spariglia le carte delle alleanze tra i partiti in corsa per cercare di strappare al Pd le amministrazioni di Roma, Milano e Torino. Ma i 5 Stelle fanno spallucce e rimandano al mittente i corteggiamenti. Nessuna «ammucchiata o alleanza» fanno sapere i 5 Stelle romani dopo che uno dei leader della nuova Sinistra come Stefano Fassina ha aperto alla possibilità di sostenere a Roma anche il candidato grillino «se sul piano programmatico è più compatibile con la nostra idea di sviluppo di una città». «Le alleanze non fanno parte della nostra indole» mettono bene in chiaro i 5 Stelle che neppure replicano, invece, all’appello lanciato da Bologna da Matteo Salvini: «i progetti della Lega sono aperti anche a loro. Voglio capire dal M5S se vogliono davvero governare per cambiare il Paese o se vogliono dire soltanto ‘nò». E mentre dal Pd si punta l’indice sulle ‘primariè del M5s a Milano, Beppe Grillo torna sul blog per rassicurare i dipendenti pubblici della Capitale, dopo che la scorsa settimana aveva preannunciato «effetti collaterali pesanti» in caso di vittoria dei 5S con «Scioperi, gente che verrà in Comune a chiedere perchè, persone che perderanno il lavoro». «Se il M5S governerà Roma, nulla sarà più come prima perchè spazzeremo via il marcio. Tutto questo avrà un prezzo, ma a pagarlo – precisa – non saranno gli onesti. Non avranno nulla da temere le migliaia di dipendenti pubblici che svolgono il proprio lavoro con onestà sfidando il malgoverno che li circonda». Anzi, «a loro restituiremo dignità e valore» li tranquillizza puntando invece l’indice contro chi «ha occupato un posto nell’amministrazione capitolina senza averne i meriti» o usato la Capitale come mangiatoia personale e a braccetto con la mafia«. Sono loro, ripete, che »manderemo a casa«. A Roma, intanto, sembra confermato che la scelta del candidato sindaco avverrà on-line dopo gli attacchi piovuti sui 5 Stelle per il metodo di selezione scelto a Milano e Torino. Il Pd attacca per la mancanza di trasparenza delle ‘comunariè milanesi per le quali solo domani sono attesi i risultati sul numero dei votanti. »Ennesima farsa contrabbandata per democrazia«, »metodi da setta«, »ancora una volta il M5S predica bene ma razzola male« si scatenano i dem che puntano il mirino anche in direzione Torino dove, dicono, »la candidata sindaca è stata scelta da una non meglio precisata ‘basè ed eletta per acclamazione«. Ma i 5 Stelle non ci stanno e rispondono per le rime: »Poveretti come li capisco. Brucia ricordare tessere false e file di cinesi alle loro primarie« replica Danilo Toninelli. Il Movimento rivendica il fatto di aver già indicato i suoi candidati a Milano e Torino, due donne »e senza bisogno di quote rosa«. Respinge al mittente le offese di Berlusconi che dal palco di Bologna li ha definiti »balordi« e ha paragonato Grillo a Hitler: »Caro Silvio, fammi un favore, ritorna in casa di riposo!« gli dice Federico D’Incà mentre Michele Dell’Orco ironizza: »Il PD dice che siamo fascisti, Berlusconi dice che siamo balordi filo-Hitler e la ‘Sinistra Italianà è pronta a votarci! Io non ci capisco più nulla, chiamate 3ambulanze. Non stanno bene«.

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