| categoria: sanità

Orario di lavoro dei medici, il governo si prepara a derogare per decreto sulle norme Ue

Medici sempre più stanchi e turni sempre più massacranti. Ma dal prossimo 25 novembre si dovrebbe voltare pagina: entra infatti in vigore la normativa Ue su riposo e orari di lavoro dei camici bianchi, che impone il rispetto delle 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore e di non superare le 48 ore lavorative settimanali. Il condizionale è però d’obbligo dal momento che, per fare fronte ai limiti di lavoro ‘europei’, occorrerebbero più medici e infermieri. Per questo, il governo starebbe valutando una proroga della scadenza per decreto, affermano i sindacati, i quali bollano tale ‘escamotage’ come «fuorilegge». Sulla questione, domani i sindacati nazionali del pubblico impiego sono stati convocati dall’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN). Si farà il punto, partendo da un dato di fatto che le organizzazioni sindacali denunciano ormai da tempo: il fenomeno del precariato «mascherato sotto forma di contratti libero-professionali fittizi, che in realtà sono veri e propri rapporti di lavoro dipendenti privi di qualunque tutela» per coprire i ‘buchi’ di personale nelle strutture ospedaliere. Dunque, quello che arriva dalle organizzazioni di categoria è un ‘no’ deciso alla previsione di un possibile decreto unilaterale, da parte del ministero della Pubblica Amministrazione di concerto con il ministero del Lavoro, per la determinazione di deroghe alla normativa Ue. A questo proposito, il presidente del Comitato di Settore Sanità delle Regioni, Massimo Garavaglia, ha ipotizzato anche una mini proroga di circa due mesi nel primo testo di legge utile per arrivare al prossimo anno. E se il confronto è accesso, il problema resta concreto, come riconosciuto nei giorni scorsi dallo stesso ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: «Il medico è come un pilota di un aeroplano, affidereste la vostra vita ad un pilota che non dorme da 72 ore?», si chiede. Della stessa posizione Massimo Cozza della Fp-Cgil Medici, che ribadisce come i riposi in sanità «sono fondamentali. Chi si farebbe operare da un chirurgo stanco?». Ora, commenta, «invece di deroghe unilaterali, si affronti la questione investendo le necessarie risorse nella Legge di stabilità e aprendo le trattative per il rinnovo del contratto 2015-2018». Per l’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi-Emac), «se dovesse avverarsi il progetto governativo di emanare un decreto derogatorio, facendo leva su una richiesta unilaterale delle Regioni all’Aran, si assisterebbe ad un’ennesima dimostrazione di antidemocrazia». Ogni tentativo di evitare l’applicazione della Direttiva, incalza l’Anaao-Assomed, il maggiore dei sindacati dei medici dirigenti, «rappresenta un atto arrogante delle Regioni, segno della loro incapacità ad affrontare seriamente i problemi connessi, come la riorganizzazione dei servizi». A questo punto, avverte, «l’applicazione della Direttiva non può che essere al centro della prossima legge di stabilità, anche al fine di garantire i finanziamenti per stabilizzare l’immenso precariato su cui si è retto il sistema sanitario in questi anni e l’aumento degli organici». Sul piede di guerra anche gli infermieri: «Impediremo con tutti i mezzi che pazienti e professionisti – avverte l’Ipasvi – subiscano le conseguenze di una ‘normalizzazione’ di deroghe fuorilegge rispetto alle indicazioni europee».

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