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Scontri a Bologna, liberi i tre antagonisti fermati. Salvini: “Giustizia fa schifo”

giorno dopo una domenica di prolungate tensioni per le strade di Bologna, ma con danni contenuti rispetto ai timori della vigilia, la liberazione dopo una notte dei tre giovani antagonisti arrestati infiamma i toni. Matteo Salvini, ‘padre’ della manifestazione in piazza Maggiore contro cui si sono concentrate le proteste, non ha dubbi e su Facebook attacca: «Più di 5 anni di galera al povero Ermes Mattielli, che si era difeso dai ladri, e neanche 12 ore a chi picchia un poliziotto. La ‘giustizia’ italiana mi fa schifo». Al leader della Lega Nord si accoda Giorgia Meloni di Fdi, con lui ieri sul palco: la scarcerazione «è un classico» e i tre sono «i soliti figli di papà» che «tanto hanno qualcuno che li protegge nelle Istituzioni e nella politica». Secca la replica del ministro dell’Interno Angelino Alfano: «Noi con le nostre forze di polizia li abbiamo arrestati. I magistrati li hanno scarcerati, l’opinione pubblica giudicherà». Frase che fa intervenire duramente l’Associazione Nazionale magistrati che in una nota esprime «vivo stupore» per le affermazioni del ministro e ricorda che « la magistratura – che, a seconda delle convenienze del momento, è accusata ora di lassismo, ora di eccessi nel ricorso alla custodia cautelare – è tenuta ad applicare la legge. È appunto la legge a prevedere per le misure cautelari forti limiti e divieti di applicazione, soprattutto nei casi in cui si tratti di imputati incensurati e sia possibile la concessione della sospensione condizionale della pena». L’Anm sottolinea che le parole di Alfano «qualora trovassero conferma rischiano di alimentare la falsa idea di un presunto – e inesistente – contrasto fra la magistratura (dipinta come lassista) e le forze dell’ordine, contrasto offerto, addirittura, al giudizio dell’opinione pubblica». Il magistrato che ha deciso, pur convalidando gli arresti, di non applicare nessuna misura cautelare per i tre, è il giudice del processo in direttissima Aldo Resta. La Procura aveva chiesto solo l’obbligo di firma, il minimo previsto dalla legge. Il giudice ha valutato la giovane età e il fatto che fossero quasi incensurati, e forse anche la lievità dei fatti. Due di loro, 25 e 26 anni, legati a centri sociali di Treviso, erano stati portati in Questura prima ancora che cominciassero i cortei, ieri mattina. Avevano visto una Volante che li voleva controllare in strada ed erano fuggiti, resistendo con spintoni. Negli zaini, oltre a petardi, sono stati trovati paragomiti, ginocchiere e cerate nere con cappuccio. Avevano piccoli precedenti per aver partecipato a manifestazioni non autorizzate. Il terzo è stato bloccato dalla Digos durante i disordini, nella zona di Porta Mascarella. Anche lui risponde di resistenza a pubblico ufficiale, reato per cui comunque saranno processati. I tre arresti hanno formato il bilancio di una giornata che ha contato cinque contusi tra i carabinieri e un funzionario della Polizia colpito da un petardo e portato in ospedale, in condizioni non gravi. Numeri che, visti con lo sguardo del ‘day after’, hanno fatto dire al sindaco Virginio Merola, che la situazione è «stata tenuta sotto controllo bene» e che «Bologna ha dimostrato di essere una città civile». Il primo cittadino ha fatto i complimenti a prefetto e questore per la gestione dell’ordine pubblico: la città è stata blindata, ma visto com’era cominciata la domenica, poteva finire molto peggio. All’alba infatti c’era stato l’incendio doloso sulle linee dell’Alta Velocità con la ‘rivendicazione’ nella scritta ‘8-11, sabotare un mondo di razzisti e di frontiere’. Il rogo ha creato interruzioni e disagi sul nodo di Bologna, risolti solo dopo alcune ore. Sull’episodio, che ha modalità simili ad altri sabotaggi degli ultimi mesi, le indagini vanno avanti. Il procuratore aggiunto Valter Giovannini ha aperto un fascicolo per attentato alla sicurezza dei trasporti e danneggiamento con incendio, aggravati dalla finalità eversiva.

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