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Gaffe diplomatica per il menù: Rohani non vuole vino a tavola, Hollande annulla la cena all’Eliseo

«Niente vino, siamo iraniani». Una spinosa questione protocollare complica la prima visita in Francia di Hassan Rohani. Dopo la tappa italiana del 14 e 15 novembre e l’intervento all’Assemblea generale dell’Unesco, il 16, il presidente dell’Iran sarà il 17 in visita ufficiale all’Eliseo da Francois Hollande. E però, secondo indiscrezioni di RTL, la prima radio di Francia, il pranzo di lavoro previsto tra i due è stato annullato all’ultimo. Motivo? La Repubblica Islamica avrebbe preteso un menu rigorosamente «halal» e soprattutto «niente alcol». Richiesta subito respinta da Hollande, che non intende in alcun modo piegarsi ai diktat enogastronomici di Teheran, anche in nome della laicità, uno dei principi cardine della République. «La tradizione repubblicana non si tocca», si indignano a Parigi, assicurando che tra gli ori dell’Eliseo mai potrà mancare una buona bottiglia di vino, prodotto simbolo della Francia e motivo di fierezza per l’intera nazione. Del resto, se si vanno a spulciare i menu degli ultimi pranzi organizzati per l’emiro del Qatar o il re d’Arabia saudita, da tavola le bottiglie di Chateau-Latour o Puligny-Montrachet non mancavano. Gli ospiti del Golfo si sono ben guardati dal protestare. Non sarà dunque Rohani a cambiare le antiche tradizioni di ospitalità e il modo di ricevere dei cugini d’oltralpe. Annullato il pranzo, l’Eliseo ha dunque proposto di limitarsi a una più diplomaticamente corretta prima colazione, magari con caffé, frutta e croissant. Ma in questo caso a rispondere picche è stata Teheran. «Troppo cheap», hanno replicato dalla presidenza iraniana. Un muro contro muro che alla fine si è risolto nella più drastica delle soluzioni. Alla fine non ci sarà né pranzo di lavoro né ‘petit-déjeuner’. Ma solo un’austera riunione Hollande-Rohani, magari con un bicchier d’acqua, al limite gassata. Intanto, i consiglieri del presidente francese bollano l’affaire come totalmente «insignificante». Anche perché, ricordano a Parigi, la visita del leader iraniano è l’occasione per affrontare temi di primaria importanza come la guerra in Siria e l’attuazione dell’accordo sul nucleare concluso l’estate scorsa. In questi giorni, una delegazione del Quai d’Orsay è in visita a Teheran proprio per finalizzare i contenuti del primo incontro parigino. In una nota diffusa nel pomeriggio, l’Eliseo afferma che la riunione permetterà, tra l’altro, di «rilanciare il corso della nostra cooperazione bilaterale con l’Iran» con numerosi accordi in materia di «dialogo politico, cooperazione economica, trasporto aereo, salute e agricoltura». Insomma – sembrano suggerire nella capitale di Francia – con Teheran è arrivato il tempo di tentare una ripresa del dialogo e magari concludere profumati affari. Con o senza bottiglia di Bordeaux. Già nel 1999, la visita in Francia dell’allora presidente Mohammed Kathami venne rinviata di qualche mese dopo che lui cercò di bandire le bevande alcoliche dai ricevimenti ufficiali. A quei tempi all’Eliseo c’era Jacques Chirac. Con una mossa diplomatica a sorpresa, l’ex presidente neogollista – la cui astuzia politica era almeno pari al suo amore per i piaceri della tavola – tagliò corto accogliendo il suo ospite per… merenda.

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