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CAMPANIA/ Giudice, avvocati, politici, i magnifici sette dell’affaire

Un giudice del Tribunale civile di Napoli (Anna Scognamiglio), suo marito (Guglielmo Manna, legale in un ospedale napoletano), un avvocato in politica (Giuseppe Vetrano) e due intermediari (Giorgio Poziello e Gianfranco Brancaccio). Sono i protagonisti – tutti indagati assieme al governatore campano Vincenzo De Luca e all’ex capo della sua segreteria alla Regione, Nello Mastursi – dell’inchiesta della procura di Roma che sta sconvolgendo la politica campana. Per gli inquirenti i personaggi chiave della vicenda sono l’avvocato napoletano Guglielmo Manna, e sua moglie, il giudice Anna Scognamiglio, napoletana di 51 anni, componente del collegio del Tribunale civile di Napoli che lo scorso 22 luglio si è espresso all’unanimità a favore di De Luca, confermando la decisione presa venti giorni prima dal giudice monocratico che aveva accolto il ricorso del governatore contro la sospensione dall’incarico per effetto della legge Severino. Di quel collegio Anna Scognamiglio era giudice relatore. La tesi dei pm Orano e Fasanetti – formulata nel capo d’imputazione – è che «avrebbe abusato dei suoi poteri decisionali» in concorso con il marito e gli intermediari Giorgio Poziello e Gianfranco Brancaccio, «minacciando De Luca di una decisione a lui sfavorevole inducendo lo stesso De Luca a promettere a Manna – tramite Vetrano e Mastursi – la nomina ad un’importante carica dirigenziale nella sanità campana». «Non conosco assolutamente né de Luca, né Mastursi, né Vetrano con i quali non ho mai avuto contatti di alcun genere, né, quindi, ho loro mai chiesto, né potuto chiedere, alcun favore né per me né per mio marito», la difesa del giudice affidata oggi al suo legale. Il magistrato ha preso le distanze dal marito, dal quale – ha precisato – si è separata da tempo ponendo fine a una «formale convivenza dovuta alla necessità di salvaguardare l’equilibrio psichico dei figli». Il presunto beneficiario del patto illecito è proprio Manna, 51 anni, legale del Santobono e presidente del comitato unico di garanzia dello stesso ospedale. Di lui nell’ospedale pediatrico dove lavora si parla in termini positivi al punto che la direttrice generale Annamaria Minicucci dice di essere rimasta sorpresa «perchè Manna – sottolinea – da un punto di vista lavorativo si è sempre comportato con competenza, è una persona ligia al lavoro». Se lo schema della procura romana vede da un lato la coppia Scognamiglio-Manna, e dall’altro il governatore De Luca, in mezzo c’e’ un nugolo di intermediari. A partire da Giorgio Poziello, napoletano di 64 anni, e Gianfranco Brancaccio di 52 che – secondo i pm romani – avrebbero fatto da tramite con Giuseppe Vetrano e Nello Mastursi, i due uomini molto vicini a De Luca chiamati in causa in questa vicenda. Salernitano di Padula, Mastursi è un Deluchiano della prima ora. Vero e proprio «braccio armato» della vittoriosa campagna elettorale del governatore, di cui ha curato ogni dettaglio, ha seguito De Luca anche alla Regione assumendo il cruciale incarico di capo della segreteria fino alle dimissioni dell’altro giorno. Oggi si è dimesso anche dall’altro importante incarico che ricopriva nel Pd campano, come responsabile dell’organizzazione. È invece avellinese Giuseppe Vetrano, avvocato di 55 anni, candidato alle ultime Regionali con Campania Libera, e coordinatore provinciale delle liste a sostegno di De Luca. Gli oltre 1200 voti riportati non stati sufficienti per eleggerlo. Figlio di Stefano Vetrano, ex deputato comunista degli anni Settanta, Giuseppe è stato anche vicesindaco di Avellino per un brevissimo periodo nella giunta guidata da Antonio Di Nunno.

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