| categoria: sanità

E’ caos sui nuovi orari del medici imposti dalla Ue

Nella corsa contro il tempo per evitare che il prossimo 25 novembre la sanità finisca nel caos per via delle nuove norme sugli orari del personale sanitario, sembra spuntare l’ostacolo del governo. Le parole pronunciate stamane dal ministro della salute Beatrice Lorenzin lasciano intendere come siano esigui gli spazi di manovra invocati dai sindacati dei medici che hanno annunciato anche uno sciopero, così come dalla stessa maggioranza parlamentare che ha presentato un emendamento in commissione al Senato. “L’ipotesi di una deroga? La vedo veramente molto difficile” ha detto manifestando contrarietà. “Questa è una norma che si sa che arrivava da più di un anno – ha aggiunto il ministro – quindi si tratta di un tema di organizzazione. Ne ho parlato a lungo anche con il ministro Madia: noi, ovviamente, pensiamo che bisogna dare una risposta e lavorare insieme alle Regioni perché questa norma venga assorbita nel modo più opportuno per rispettare i diritti dei lavoratori e garantire il servizio”.

Ma proprio sullo slittamento dei tempi, punta invece il gruppo Pd in commissione Sanità di Palazzo Madama dove è stato appena presentato un emendamento. Il testo, come spiega la capogruppo dem in commissione, la piemontese Nerina Dirindin, “prevede la possibilità di derogare alla direttiva europea in materia di orario di lavoro, turni e riposi per il personale del servizio sanitario nazionale qualora tutte le altre misure di riallocazione del personale e di riorganizzazione delle strutture non siano sufficienti”. Un secondo emendamento sempre del gruppo piddino è teso a “evitare l’impoverimento dei fondi accessori contrattuali destinati anche a remunerare straordinari, guardie e reperibilità del personale sanitario, mentre un terzo propone che sia possibile assumere personale, in deroga a tutti i vincoli di spesa, per superare esternalizzazioni di servizi sanitari qualora sia possibile certificare risparmi di spesa attraverso la riassunzione del personale necessario per garantire direttamente il servizio”.

Una partita difficile e che ora è tutta nelle mani del governo “da cui attendiamo il parere sugli emendamenti”, come dice la stessa Dirindin. Che sulla questione dell’orario di lavoro dei medici l’Italia rischi una procedura di infrazione da parte dell’Europa, lo ribadisce anche la presidente della commissione Sanità del Senato Emilia Grazia De Blasi: “Tra dieci giorni l’Italia va in procedura di infrazione ed è un problema che si deve risolvere. Nella legge di stabilità abbiamo emendato dicendo almeno di sbloccare il turn over per le urgenze più grandi, per evitare almeno i turni massacranti di 24, 72 ore, questo sarebbe sufficiente a evitare la procedura”. La parlamentare ritiene “molto difficile che ci siano nuove deroghe, al massimo ci può essere uno scaglionamento nel tempo, ma per i cosiddetti h24, h12 si deve fare subito, e sarebbe ora, perché il personale sanitario è in condizioni di criticità”.

Ad essere chiamte in causa direttamente sono le Regioni: “I contratti sono nazionali, ma anche le Regioni, che devono decidere sulla governance e il rapporto anche numerico tra personale amministrativo e medico-sanitario”. Un tema questo che non vede certamente indenne il Piemonte, dove il rapporto tra i due comparti è ancora enormemente sbilanciato a discapito del personale sanitario e i tanti annunci di interventi tesi a riequilibrare la situazioni, ad oggi non hanno prodotto alcun esito concreto. A incominciare dall’impiego improprio di figure sanitarie in ruoli amministrativi, sul quale l’assessore Antonio Saitta aveva chiesto ad ogni azienda un monitoraggio e correttivi conseguenti. Mentre dal Parlamento la maggioranza cerca una via d’uscita e dal ministro sembra chiudersi la porta all’ipotesi di deroghe, i sindacati dei camici bianchi riconfermano, per ora, lo sciopero indetto per il 16 dicembre.

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