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Renzi in Arabia Saudita, una visita torbida

di Maurizio Del Maschio
In questi ultimi giorni l’Italia non ha sofferto troppo per la contemporanea assenza del Presidente della Repubblica in visita nel Sudest asiatico e del Presidente del Consiglio in Arabia Saudita. Della prima non è stata sufficientemente messa in evidenza la posizione del governo indonesiano volta a contenere l’offensiva del fondamentalismo islamico in un Paese finora caratterizzato da una pax religiosa che vede la convivenza serena di diverse minoranze di credenti in mezzo ad una popolazione a stragrande maggioranza musulmana. Invece, il viaggio di Matteo Renzi è sembrato caratterizzato più dalle sue esternazioni riguardanti la politica interna che da un’efficace azione di politica estera nei confronti di un Paese come l’Arabia Saudita che, accomunato all’Iran suo nemico storico, è fomite della preoccupante destabilizzazione in Medio Oriente e non solo, ma ciò nonostante è coccolato dall’Occidente per il suo petrolio. Il cristianesimo, oggi in profonda crisi identitaria, è stato uno dei baluardi contro l’“l’islamizzazione dell’Europa”, mentre oggi l’Europa scristianizzata, con negoziati e contrattazioni, manifesta tanta simpatia nei confronti di chi ha come obiettivo l’attuazione del progetto di islamizzazione dell’intero pianeta. Oggi, grazie all’Occidente, i sauditi hanno i mezzi per farlo. Infatti, con una sorprendente indifferenza, l’Italia gareggia con gli altri Paesi occidentali nel far affari commerciali con il Paese
che più si prodiga nel finanziamento del terrorismo in varie forme e che esprime quotidianamente ed esporta con uomini e mezzi il suo maligno fondamentalismo religioso. È un paradosso che accomuna tanto l’Unione Europea quanto gli Stati Uniti che non hanno battuto ciglio di fronte all’elezione dell’Arabia Saudita alla presidenza del Consiglio dei Diritti dell’Uomo dell’ONU. È come affidare alla Banda Bassotti il compito di vigilare sul forziere di Paperon de’ Paperoni. Fra i Paesi dell’UE, l’Italia è il terzo partner commerciale del regno saudita, preceduta solo dalla Francia e dalla Germania. Con orgoglio il Presidente del Consiglio ha visto compiaciuto abbattersi l’ultimo diaframma di un tunnel della metropolitana della capitale Riyadh. Si tratta di una linea di 42 chilometri alla quale lavora un fiore all’occhiello dell’imprenditoria italiana, la Salini Impregilo. La società è appaltatrice del progetto del Ponte sullo Stretto inserito nel Corridoio 1 dell’alta velocità che dovrebbe congiungere Berlino a Palermo. Essa ha appena sollecitato il governo a dare il via libera all’apertura del cantiere, in gran parte finanziato dall’UE, perché in caso contrario chiederà allo Stato un congruo risarcimento. Peraltro, non è stato dato alcun resoconto sulla spinosa questione della violazione dei diritti umani, del terrorismo, del radicalismo wahabita, delle guerre che generano profughi e del mercato delle armi. Durante l’incontro con il ministro degli interni saudita, Renzi avrebbe chiesto clemenza, come hanno fatto ipocritamente tutti i partner europei per mettersi in pace la coscienza, riguardo ai casi più noti di violazione dei diritti fondamentali della persona. Uno dei più eclatanti è quello di Raif Badawi, condannato a 10 anni di carcere, a una multa di 1 milione di rial (corrispondenti a quasi 200.000 euro) e 1.000 frustate distribuite in una serie di venerdì per aver osato chiedere conto del ruolo sanguinario del fanatismo wahabita. Un altro è quello del giovanissimo Ali Mohammed Baqir Al-Nimr. Per aver partecipato nel 2012, quando aveva 17 anni, a una manifestazione contro la monarchia saudita, è stato condannato, dopo le immancabili torture, ad essere decapitato e crocifisso fino alla putrefazione delle sue carni. Egli è nipote di un eminente religioso, lo shayck Nimr Baqir al-Nimr, anch’egli condannato a morte, guarda caso entrambi musulmani sciiti, gli acerrimi nemici del sunnismo wahabita dei sauditi.
Inoltre, nessuna energica presa di posizione del nostro capo di governo è stata segnalata sui finanziamenti al terrorismo che vengono erogati sotto forma di donazioni a diverso titolo dalla fazione wahabita di cui fa parte il re Salman, né sui diritti umani calpestati, né sull’ambigua posizione che ricopre il regno saudita all’interno dell’ONU. Ma c’è di più. Il premier sembra non aver n eppure obiettato alcunché circa l’intervento delle forze armate saudite che hanno guidato una coalizione militare nello Yemen, senza alcun mandato delle Nazioni Unite, con pesanti bombardamenti che hanno avuto per obiettivo scuole e strutture sanitarie causando una carneficina di cui nessuno parla.
Soprattutto, Renzi non sembra aver speso una parola sull’invio delle armi italiane alle forze armate saudite. È un problema che riguarda molti Paesi europei. Il primo ministro francese Manuel Valls dopo un suo recente viaggio in Arabia Saudita, messo da un giornalista a confronto con la questione spinosa del terrorismo e degli affari commerciali della Francia, ha risposto ipocritamente che va salvaguardato il destino delle piccole e medie imprese francesi. Sull’argomento non è stato da meno il primo ministro britannico David Cameron, recentemente messo in grave imbarazzo da un giornalista di un’emittente televisiva inglese che gli ha chiesto come sia stato possibile che l’Arabia Saudita sia stata ammessa all’ONU e che la Gran Bretagna faccia affari con quel Paese malgrado le notizie che ci arrivano regolarmente su decapitazioni (85 certe solo dall’inizio di quest’anno) e diritti umani gravemente calpestati. Ma chi sono questi sauditi? Quali responsabilità hanno nella recente storia del Medio Oriente? È materia sulla quale varrà la pena di soffermarsi per comprendere quanto sia minaccioso, anche per noi, ciò che sta accadendo in questi anni, complici i governanti occidentali.

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