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Jihadisti minacciano la Germania, 400 pronti a colpire

Un esercito di oltre 400 jihadisti classificati come «pericolosi», 70 foreign fighter rientrati nel Paese da Siria e Iraq e una platea di 43.000 estremisti radicali: è l’armata della jihad su cui può contare il ‘Califfo’ Abu Bakr al Baghdadi in Germania. A loro si aggiungono i ‘cugini’ austriaci, forti di un intero battaglione al servizio dell’Isis. «Fratelli, lanciate la jihad in Germania o Austria. Prendete un coltello, andate in strada e sgozzate gli infedeli», è l’appello lanciato tre mesi fa da Muhammad Mahmoud, indicato come uno tra i più influenti foreign fighter austriaci. Nello stesso video, il tedesco Abu Omer al-Almani minacciava di morte la cancelliera Angela Merkel. E a due passi dal confine tedesco c’è Verviers, la cittadina belga dove Abdelhamid Abaaoud, la ‘mente’ degli attentati di Parigi, ha organizzato una cellula nei giorni precedenti la strage di Charlie Hebdo e del supermercato Kosher – la stessa che ha probabilmente fornito le armi al team di fuoco per compiere il massacro. L’allerta terrorismo è stata rilanciata giusto 48 ore fa da Holger Muench, capo della polizia criminale federale (Bka), che ha ribadito il warning del ministro dell’Interno, Thomas de Maiziere: «Anche la Germania e’ nel mirino, anche noi possiamo essere colpiti da attentati». Nelle file dell’Isis ci sono almeno 750 combattenti partiti dalla Germania. I 70 rientrati potrebbero essere solo la punta dell’iceberg. A gennaio scorso un comandante dell’Isis aveva parlato di «un migliaio» di combattenti stranieri rientrati in Europa dalla Siria. In questi mesi, in Germania non sono mancati i blitz e gli arresti: nel mirino i reclutatori che cercavano di fare proseliti tra gli studenti universitari, ma anche alcuni jihadisti impegnati a rifornire l’Isis di migliaia di divise. I servizi segreti tedeschi hanno tuttavia ammesso che hanno difficolta’ a penetrare direttamente la rete degli islamisti radicali. Gli 007 che lavorano in Germania sono quindi costretti a concentrarsi su altre fonti, che siano i servizi segreti di altri Paesi o le pubblicazioni in rete dei gruppi radicali. Tra quelle spuntate in questo anno anche le informazioni contenute nel ‘Laptop dell’Apocalisse’, un portatile scovato in Siria un anno fa. Lo stesso dove si raccomandava di attaccare «le metropolitane, gli stadi di calcio o i centri commerciali».

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